Forgione sta con ADL: “1° agosto per convenzione, sarebbe il 25. Ma il Napoli è nato nel 1922!”
Angelo Forgione, giornalista e scrittore, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video: "
De Laurentiis ha ridimensionato il peso della data del 1° agosto, sostenendo che la storia del Napoli sia molto più antica. Che ne pensi?
"Il presidente conosce bene questa vicenda storica. Ne parlai con lui diversi anni fa e sa perfettamente come stanno le cose. Forse ha esagerato quando ha fatto risalire la nascita del Napoli alla fine dell'Ottocento, perché mi sembra storicamente improbabile, ma il concetto di fondo è corretto. Lo sostengo da anni: il Napoli, nella sua continuità storica, nasce nel 1922 e non nel 1926. Nel 1926 c'è semplicemente un cambio di denominazione sociale dopo la Carta di Viareggio. Il club si chiamava Internazionale Naples e, per adeguarsi al clima dell'epoca, passò alla denominazione Napoli. Il 25 agosto 1926 avviene il cambio di nome, mentre il 1° agosto è una data convenzionale che nel tempo è stata adottata come riferimento. Per questo motivo il presidente ha ragione quando dice che la storia è più complessa di quanto si racconti normalmente."
Ti convince l'idea di celebrare il centenario per un anno intero e non con un unico evento?
"Assolutamente sì. Mi aspetto un percorso capace di raccontare davvero la storia del club. Già in passato Alessandro Formisano e Tommaso Bianchini avevano spiegato che l'obiettivo era quello di riagganciare il Napoli alle proprie radici. È una scelta che condivido pienamente. Non avrebbe avuto senso limitarsi a una sola serata celebrativa. Un club con una storia così ricca deve essere raccontato attraverso tappe, iniziative e approfondimenti che accompagnino i tifosi lungo tutto l'anno."
De Laurentiis ha definito questo il 'quinquennio delle strutture'. È la volta buona?
"Adesso bisogna passare dalle parole ai fatti. Se il presidente parla di un quinquennio dedicato alle strutture significa che è arrivato il momento di realizzare concretamente ciò che da anni viene annunciato. Quando definisce 'maledetti' i concerti al Maradona, in fondo sta evidenziando il problema principale: il Napoli non è proprietario dello stadio e deve convivere con esigenze che non sono quelle di un club professionistico. Una società come il Napoli ha bisogno di una casa propria, di uno stadio moderno, vivo sette giorni su sette e gestito direttamente. Questo è il passaggio decisivo per la crescita del club."
De Laurentiis ha anche parlato della gestione della rosa e dei cambi tardivi. Un messaggio al nuovo allenatore?
"Credo proprio di sì. È evidente che il presidente stia lanciando un messaggio in prospettiva. Sostiene che una rosa ampia vada valorizzata e che i calciatori debbano sentirsi partecipi del progetto. È una visione condivisibile, anche se forse un po' estrema quando si parla di avere due squadre dello stesso livello. Le gerarchie esistono sempre. Però il concetto di coinvolgere maggiormente tutti gli elementi della rosa è chiaro e penso che sia un'indicazione rivolta anche al futuro allenatore."
Le parole di De Bruyne e la replica di Stellini hanno fatto discutere. Come interpreti la situazione?
"Le dichiarazioni di De Bruyne fanno capire che il giocatore non è completamente soddisfatto della direzione intrapresa dal club. Quando dice di voler parlare con la società e sottolinea certe differenze di vedute, è evidente che stia esprimendo delle perplessità. Però non credo che la situazione sia già compromessa. Siamo ancora in una fase preliminare. Non penso nemmeno che ci sia già stato un confronto diretto con il nuovo allenatore. Bisogna attendere l'inizio del lavoro sul campo e capire quale sarà il progetto tecnico. Solo allora si potrà capire davvero quale sarà il futuro di De Bruyne."
De Laurentiis ha lasciato aperta anche l'ipotesi di una cessione per De Bruyne o Lukaku. Ti sorprende?
"No, perché il presidente ragiona sempre nell'interesse del club. Ha detto chiaramente che se qualcuno dovrà andare via, andrà via. È una posizione pragmatica. Certo, nel caso di De Bruyne le sue dichiarazioni fanno pensare a un giocatore che si aspetta un cambiamento di filosofia calcistica. Bisognerà capire se questo cambiamento arriverà davvero oppure no. Oggi, però, mi sembra prematuro parlare di una rottura definitiva."