"Frase di Conte sul secondo posto incide sulla squadra?": la risposta del coach Tirelli
Stefano Tirelli, mental coach, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Partiamo dall’aspetto mentale: quanto sono correlate testa e gambe, visto che il Napoli è apparso spento sia fisicamente sia mentalmente?
"Sono totalmente correlate, anche perché studi ormai comprovati di neuroscienze dimostrano come l’attività mentale, sia in termini emozionali sia cognitivi, quindi con presupposti anche di tecniche e motivazioni legate all’aspetto mentale, incida sul metabolismo e sulla possibilità di espressione della forza. E viceversa, anche un ottimo allenamento, una routine di allenamento fisico, agisce positivamente sull’aspetto mentale. Basta che uno dei due elementi venga meno che anche l’altro ne subisce le conseguenze, in questo caso negative. Quindi questo è totalmente correlato."
Un ascoltatore ci ha scritto del giorno libero: all’estero alcuni allenatori lo concedono addirittura alla vigilia delle partite. Qual è la ratio secondo te?
"Credo che ci sia dapprima una componente di conoscenza del proprio gruppo, dopodiché una possibile decisione in tal senso. Ricordo nei periodi trascorsi nel mondo della Premier League, tra il 2006 e il 2010, che già c’era la tendenza, perlomeno nel Chelsea, di non trovarsi in ritiro nel giorno della partita, ma di ritrovarsi a poche ore dall’inizio del match per poi prepararlo. Da un punto di vista culturale italiano c’è poca abitudine a questo tipo di tendenza. Non incide secondo me sulla concentrazione né sulla prestazione, perché sta alla responsabilità di ognuno viversi quella giornata nel migliore dei modi, evitando eccessi di tensione e vivendo normalmente l’attesa del match. Sono propenso a questo tipo di possibilità: come tutte le novità c’è bisogno di tempo per spiegare il perché di certe scelte. È molto importante dare spiegazioni anche di carattere scientifico e di come la mente possa beneficiare di un momento di stacco prima di arrivare al massimo dell’attivazione neuromuscolare globale, che è il prepartita e la partita stessa."
Conte ha parlato anche di articoli sui giocatori e sui contratti: davvero un calciatore può essere influenzato così tanto da ciò che legge?
"Non credo, perché penso che il fortino di protezione che un giocatore deve avere, da un punto di vista psicologico ed emozionale, sia costituito dal proprio agente e dalle persone fidate intorno a sé. Quindi l’agente, il suo staff e spesso anche i familiari. Credo che un giocatore abbia chiarezza grazie alle informazioni che riceve da queste figure e non penso che vi sia un’influenza così profonda da ciò che viene letto sui giornali, tale da condizionare la prestazione in campo."
L’aspetto mentale può diventare un alibi per spiegare prestazioni negative?
"Credo che il concetto sia più ampio e legato al contesto culturale. Faccio un esempio: in altri campionati esteri c’è un’attitudine a giocarsi tutte le partite, anche in situazioni di retrocessione già certa. Ricordo partite di Premier League con squadre già retrocesse che venivano comunque giocate con grande motivazione, anche da parte del pubblico. Questo significa che, se dal punto di vista culturale si struttura una mentalità che porta a giocare sempre tutte le partite, indipendentemente dai risultati precedenti, allora questa diventa una normalità. È un lavoro lungo, che riguarda la nostra cultura sportiva."
Prima della partita Conte ha detto che arrivare secondi significa essere primi tra i perdenti: che effetto possono avere parole così sul gruppo?
"Ci sono personalità come quella di Antonio Conte che dicono molto sulla passione e sull’istinto. La passione è forte quando le cose vanno bene, ma può diventare delusione quando si percepisce che un obiettivo è sfumato. Va analizzato tutto in un contesto più generale. Credo che la relazione quotidiana tra allenatore e calciatori sia il vero termometro per capire le indicazioni che l’allenatore trasmette al team. Un conto è la comunicazione, magari dettata dalla delusione del momento; un altro è ciò che avviene nello spogliatoio e in allenamento, dove probabilmente il messaggio è diverso."