Giordano: "VAR a chiamata può essere una soluzione, l'altra proposta mi lascia perplesso"
Antonio Giordano, giornalista della Gazzetta dello Sport, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi seguire sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o per Android), qui sul sito anche in video: "
Il 23 marzo ci sarà un summit in Lega tra tecnici, capitani e arbitri. Il Napoli sembra voler proporre il VAR a chiamata (challenge), l’estensione del VAR a più episodi e addirittura il passaggio degli arbitri sotto l’egida della Lega. Che ne pensi? "Intanto certe modifiche non dipendono né dal Napoli né dall’AIA: i protocolli sono stabiliti dagli organismi internazionali. Non possiamo decidere autonomamente. Il VAR a chiamata può essere una soluzione interessante: ti dà la possibilità di correggere un errore che altrimenti resterebbe tale. Non è poco. Sull’estensione totale del VAR, invece, sono perplesso: se apriamo a ogni decisione, si gioca cinque minuti effettivi. A quel punto tanto vale introdurre il tempo effettivo. Quanto all’idea di far passare gli arbitri sotto la Lega, è un tema molto delicato. Il rischio è minare l’autonomia arbitrale. È un equilibrio istituzionale che va trattato con cautela".
Il challenge potrebbe creare disparità? Ad esempio tra un grande allenatore in uno stadio pieno e uno di una squadra più piccola? "Se il sistema è trasparente e si basa sulle immagini, non dovrebbe fare differenza chi fa la richiesta. Il problema non è il nome dell’allenatore, ma la chiarezza delle regole e l’uniformità delle decisioni. Il nodo vero è capire cosa vogliamo dal calcio: è ancora uno sport di contatto oppure no? Perché se un contatto viene giudicato fallo una settimana e la settimana dopo no, il problema è interpretativo, non tecnologico".
C’è un problema nella gestione della classe arbitrale? "Sì. Non è possibile che sbaglino tutti. Se tanti arbitri sembrano in difficoltà, il problema è a monte. La gestione trasmette insicurezza. Non si può andare avanti con sospensioni sistematiche: prima o poi finirebbero gli arbitri disponibili. Il ruolo dell’arbitro è il più difficile: ogni decisione scontenta qualcuno, soprattutto in un Paese con poca cultura sportiva. Però serve una linea chiara".
Passiamo al campo. Il Napoli è in piena lotta Champions. Hai timori che possa non centrare l’obiettivo? "Razionalmente, quattro punti a dodici giornate dalla fine sono un margine importante. Il Napoli parte avvantaggiato. Però il calcio non è razionale. Il Napoli è una squadra forte, ma nelle ultime partite ha mostrato problemi: subisce troppi gol, fatica a segnare e talvolta crolla nella ripresa. Ha qualità, ma deve ritrovare equilibrio".
Quali sono le squadre da temere di più? "Ne indico quattro. Roma: mi incanta. Gasperini ha trasformato una squadra offensiva in una squadra solidissima difensivamente. Ha trovato un centravanti e un’identità precisa. Atalanta: per qualità e continuità resta pericolosissima. Como: per spensieratezza e coraggio. Juventus: per blasone, storia e peso specifico. Escluderla sarebbe un errore".
Che Napoli hai visto a Bergamo e cosa ti aspetti contro il Verona? "A Bergamo la partita cambia completamente se vai sul 2-0. Però dopo l’episodio arbitrale il Napoli è calato, dal 60’ in poi è praticamente scomparso. Anche i cambi non hanno inciso. Non so se contro il Verona giocherà ancora Alisson Santos, ma il ragazzo mi è piaciuto: personalità, spavalderia, crea superiorità numerica. È un profilo diverso dentro un organico che resta di alto livello. Il Napoli è una grande squadra, senza se e senza ma. Ha perso giocatori importanti, ma ha contenuti tecnici e caratteriali notevoli. Ora deve solo ritrovare continuità".