Canale 8, Mele: "Napoli sparagnino e poco coraggioso! Lukaku? Bravo il club"
Silver Mele, giornalista di Canale 8, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video: "Era lecito aspettarsi un altro approccio perché il Napoli aveva la possibilità concreta di chiudere anzitempo il discorso Champions e blindare il secondo posto, che secondo me resta un risultato importante considerando una stagione piena di difficoltà. Però non è la prima volta che accade. Lo stesso Conte nel post partita ha ricordato la gara col Verona, anche lì il Napoli andò sotto subito e anche lì ci fu un calcio di rigore contro. Una riflessione sui dieci rigori concessi in stagione va fatta, perché raccontano anche i ritardi nelle letture difensive e nelle giocate che hanno caratterizzato parecchi difensori del Napoli quest’anno”.
Dopo il doppio svantaggio però la squadra ha reagito…
“Io la reazione l’ho vista, ed è stata anche forte. Ho visto una squadra orgogliosa, che davanti al proprio pubblico ha provato davvero a rimetterla in piedi e persino a vincerla. Certo, poi alcune scelte di Conte nel finale, come gli ingressi di Spinazzola e Mazzocchi, hanno fatto capire che l’allenatore a un certo punto abbia preferito non perderla piuttosto che rischiare tutto per vincerla. È una filosofia che in parte ha accompagnato tutta la stagione: troppo spesso il Napoli ha dato l’impressione di giocare col freno a mano tirato”.
Quindi, secondo te, c’è anche una responsabilità tecnica e tattica?
“Sì, soprattutto se il Napoli dovesse ripartire da Conte nella prossima stagione. Io spero che il mister abbia preso nota di tutte le cose che non hanno funzionato quest’anno, anche nella gestione di certe partite. Questo Napoli, ad organico completo, è una squadra fortissima e ha i mezzi per imporre il proprio calcio agli avversari. In alcune occasioni però, anche per determinate scelte di formazione o di atteggiamento, non è riuscito a farlo”.
Le difficoltà recenti possono essere collegate anche all’incertezza sul futuro di Conte?
“Io sinceramente non lo credo. Capisco la domanda, ma penso che questo sia un gruppo esperto, con tanti giocatori abituati a vincere e con un grande orgoglio personale. Piuttosto, secondo me, il problema è stato vedere troppo spesso una squadra sparagnina, poco coraggiosa. Quando si entra in campo per partite così importanti, come quella col Bologna, io penso che tutti abbiano in testa solo la vittoria e l’obiettivo immediato, non i contratti o il futuro dell’allenatore”.
In vista della prossima stagione si parla di una sorta di spending review e di un Napoli più giovane. È la strada giusta?
“Credo che i fatti parlino chiaro. Lo scorso anno si è speso tantissimo e non sempre bene. Nell’incontro che ci sarà tra De Laurentiis e Conte si discuterà inevitabilmente di tanti aspetti: il mercato, i troppi infortuni, il rendimento deludente in Champions League. Io non penso sia più sostenibile spendere 250 milioni come accaduto l’estate scorsa. Inoltre c’è la necessità di abbassare l’età media della rosa e anche il monte ingaggi. È normale quindi che il Napoli voglia ripartire da giocatori giovani e di prospettiva. Questo ciclo costruito su tanti calciatori avanti con gli anni credo abbia ormai esaurito la propria storia”.
Rasmus Hojlund è fermo dal 14 marzo e non tira più in porta: colpa sua o del gioco del Napoli?
“Hojlund è fortissimo, però va aiutato. Io sono convinto che il Napoli abbia fatto poco per esaltare lui e anche De Bruyne. Stiamo parlando di un attaccante devastante dal punto di vista fisico, ma che deve essere messo nelle condizioni di giocare più vicino alla porta. Invece ormai lo si vede quasi esclusivamente fare la sponda o il lavoro sporco. È diventato più uomo assist che finalizzatore”.
Cosa manca al Napoli per valorizzarlo meglio?
“Manca soprattutto la scintilla offensiva. Il Napoli ha insistito troppo nel congestionare la zona centrale del campo con tanti giocatori forti tecnicamente, ma senza imprevedibilità. La scintilla è arrivata quando hanno giocato Neres e Alisson Santos, cioè quando il Napoli ha iniziato ad aprirsi e a puntare l’uomo. In quelle situazioni anche Hojlund ne ha beneficiato immediatamente”.
Ti aspettavi invece un epilogo così amaro per Lukaku?
“Sì, credo che la storia fosse ormai finita ed è un peccato, perché Lukaku lo scorso anno aveva dato un contributo enorme. Doveva finire sicuramente meglio”.
Però il Napoli ha gestito bene la situazione…
“Assolutamente sì. Nessuna guerra pubblica, nessun pugno duro, nessuna messa fuori rosa. Il Napoli si è comportato davvero da top club nella gestione della vicenda. E aggiungo anche che al Napoli è andata di lusso, perché se Lukaku si fosse fatto male qualche giorno più tardi la squadra si sarebbe ritrovata con il solo Lucca disponibile come centravanti. Da questo punto di vista è stata una situazione gestita in maniera impeccabile”.