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Il match analyst Ferré: "Napoli a intermittenza, gioca da 3 o da 9. Giovane? Vi sorprenderà"

di Davide Baratto

Stefano Ferré, match & data analyst di Math and Sport e talent di Cronache di Spogliatoio, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).

Il Napoli ha preso Giovane: che giocatore è?
"Lo stiamo scoprendo quest'anno, è un giocatore che sta benissimo in quella che viene chiamata la zona di rifinitura, ovvero lo spazio che si crea tra la punta e il centrocampista. In particolare lui di solito calpesta tanto il campo sul centro-destra. Per farvi un'idea, ripensate a quando il Napoli post-sosta ripropone quel 3-4-2-1 con Neres dentro al campo. Ecco, Giovane andrà a ricoprire questo ruolo di finta seconda punta che si mette tra le due linee avversarie di difesa, magari anche allargandosi un po'. È un giocatore che ama il dialogo e la connessione con il compagno di reparto, e considerato che Hojlund è uno dei migliori in Serie A per regia spalle alla porta, ecco che il dialogo con Giovane può diventare un qualcosa di interessante. L'ormai ex giocatore del Verona tira tanto, in media fa più di due tiri a partita, di cui la metà in porta. Forse tira tanto, è un giocatore che la rischia la giocata. Credo che giocherà nella posizione di Neres, nei due sottopunta. Immaginatevi le difficoltà in Napoli-Parma, quelle gare in cui il Napoli ha fatto difficoltà contro i blocchi bassi avversari: allora a quel punto possiamo vederli anche tutti e due dall'inizio. Pur essendo un giocatore diverso da Neres - che ora è infortunato - Giovane può fare anche la seconda punta pura a mio parere. Non penso sia un problema per lui giocare nel 3-4-2-1. Io credo che Giovane vi sorprenderà".

Spalletti ha rianimato la Juventus, dal suo arrivo è dietro solo all'Inter per gol fatti e gol subiti:
"Ha fatto una rivoluzione silenziosa, all'inizio è andato in continuità con il sistema di gioco rispetto alla gestione precedente, inserendo pian piano delle certezze che la portassero poi a un parziale cambio di modulo. Un terzino più bloccato come Kalulu insostituibile, dall'altra parte un terzino più dinamico come Cambiaso. Secondo me quello su cui ha lavorato Spalletti è la ricerca del dominio territoriale con tanti giocatori, ma poi anche un'attenzione difensiva dovuta anche a tante corse all'indietro, cosa che quando sale l'intensità diventa più difficile. Questi dati ci danno una fotografia di una Juve che ha trovato equilibrio pur dominando la partita con il pallone. Però il tema è che quando tu trovi un avversario che gioca ad alta intensità, per esempio il primo tempo del Benfica, rischi di andare in difficoltà nelle ripartenze. Nella partita contro il Napoli iniziamo a farci un'idea che potrebbe essere una Juve che proverà a giocare nella metà campo del Napoli, che dovrà fare molto lavoro sporco e attenzione ai duelli. Io mi immagino una partita sulla falsa riga di Roma-Napoli e Inter-Napoli, dove i duelli hanno portato il Napoli a dominare in mezzo al campo ed a creare superiorità".

Come interpreti la gestione della rosa di Conte e come percepisci i tanti infortuni?
"Il vero punto è che Conte è un allenatore da automatismi, lavora tanto su meccanismi automatici. È vero che cambia durante l'anno tatticamente, ma lo fa più per necessità: non avesse necessità, non credo che cambierebbe molto perché gli automatismi li devi oliare, li devi allenare. Ecco che lui poi nel momento in cui trova una quadra con una solidità, a quel punto mantiene la squadra e le rotazioni diventano obbligate solo perchè giochi tante partite. Non è una critica, è una constatazione: potendo scegliere, lui ha i suoi 8-9 giocatori a cui non rinuncerebbe mai. Però diventa complicato con tante partite mantenere alto il livello di forma fisica, e se si accumulano gli infortuni diventa nervosa la gestione. Quello che ho notato del Napoli di quest'anno è che va un po' ad intermittenza, ci sono delle partite in cui offre delle prestazion elevatissime di qualità nell'intensità, forse pari a nessuna; altre partite in cui questa luce si spegne, si spegne l'intensità e la qualità. Questo è il difetto del Napoli di quest'anno, può farti una partita da 9 o da 3. Mentre l'anno scorso - ci sono state partite da 9 più nella prima parte di stagione - mai partite da 3. La differenza è tutta qui. Quest'anno ha alzato il livello della qualità ma in alcune gare si è proprio spenta la luce, ne ricordo almeno 4 su 30 partite e sono troppe: Eindhoven, Udine, Bologna, Lisbona... proprio per dirne alcune. Diventa problematico se toppi in pieno la partita, significa che non è tanto una questione di interpreti".

Chi è il giocatore più importante tatticamente nel Napoli?
"Ne posso dire due? Uno e mezzo dai (ride, ndr). La polizia mi arresta se non dico McTominay, quello che ha fatto quest'anno è incredibile più dell'anno scorso. L'anno scorso vince il campionato esaltando le caratteristiche nette che lui ha, cioè lo strapotere fisico. Conte è bravo perché con Lukaku da regista offensivo gli fa invadere l'area. L'anno scorso al di là dei gol e del premio di MVP, diventa il leader del tricolore. Però quello che sta facendo quest'anno è incredibile, perché è nella difficoltà che si vede la caratura del giocatore. La difficoltà di dover tornare a quel ruolo che ha fatto anche in Inghilterra, il mediano box to box, lui lo fa in maniera incredibile: il simbolo è il gol in Inter-Napoli dove lui avvia l'azione e la va anche a finalizzare. Con umiltà si è assunto la responsabilità e fa quel ruolo 20 metri indietro. Poi non posso non citare uno dei giocatori raccontati meno perché segna pochissimo, cioè Lobotka. Anche lui sta cambiando modo di giocare forzatamente, perché fare il play con due mezz'ali o in un centrocampo a due è diverso. Nella vittoria di Roma contro Cristante e Koné è stato impressionante. È giusto raccontare ciò che emerge in superficie cioè Neres-Hojlund, ma il vero segreto è ciò che sta alle loro spalle ovvero Lobotka-McTominay".


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