Il match-analyst Galardo: “Il Napoli ha pensato a non farsi male! Mi aspettavo più coraggio…”
Francesco Galardo, match-analyst, è intervenuto a 'Domenica Sport' sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.
Che tipo di gara è stata Como-Napoli? “Secondo me è stata una partita in cui il Napoli ha pensato più a non farsi male, anche alla luce delle ultime uscite. A parte la gara con la Cremonese, la squadra è apparsa spesso un po’ svuotata di energie, nonostante un undici comunque di assoluto valore. Ieri è stata una partita molto combattuta, soprattutto fino ai minuti finali. Il Como è una squadra che conosciamo bene: privilegia il predominio territoriale e crea molte occasioni da gol. Anche ieri ne ha costruite diverse, ma il Napoli ha difeso molto bene. Secondo me la prestazione dei centrali è stata di alto livello, così come quella di Milinković-Savić. I problemi però sono arrivati nella fase offensiva: il Napoli ha creato poco. Alisson Santos ha provato a dare qualcosa, ma è stato spesso isolato e raddoppiato. A centrocampo McTominay, un po’ arretrato, non ha dato la consueta energia, mentre De Bruyne è apparso molto spento. La sensazione è che il Napoli abbia scelto un approccio prudente, cercando di non rischiare troppo, più orientato a controllare che a fare la partita”.
La prestazione poco brillante di De Bruyne da cosa dipende? Meriti del Como, scelta tattica di Conte o condizione fisica? “Secondo me è un mix di tutte queste componenti. Il Como è una squadra difficile da affrontare perché gioca in spazi strettissimi, chiude molto il campo e aggredisce subito. Non è semplice giocare contro di loro. Poi De Bruyne ha commesso anche qualche errore gratuito, segno che non è al massimo né fisicamente né mentalmente. Inoltre, il contesto tattico del Napoli non lo aiuta: la squadra attacca poco la profondità e questo limita la sua qualità principale, cioè l’ultimo passaggio decisivo”.
Quanto ha inciso il lavoro senza palla dei giocatori offensivi del Como? “Tantissimo. I tre alle spalle di Douvikas - Baturina, Nico Paz e Diao - hanno fatto una partita straordinaria in fase di sacrificio. Hanno lavorato tantissimo senza palla, schermando le linee di passaggio e impedendo al Napoli di costruire dal basso. Questo è anche un grande merito di Fabregas, che ha mentalizzato la squadra in modo incredibile. Vedere Nico Paz, che è il giocatore più talentuoso, sacrificarsi così tanto è un segnale forte”.
Come si affronta un portiere come Butez, che costruisce come un vero giocatore di movimento? “È una situazione complessa perché Butez è praticamente un uomo in più in costruzione. Qualsiasi tipo di pressing tu faccia, ci sarà sempre una zona del campo in inferiorità numerica. Per questo il pressing va studiato nei dettagli: se scegli un lato, poi devi essere bravissimo a scivolare e coprire dall’altro. Il Napoli ha scelto un pressing più basso, e secondo me è stata una scelta sensata contro una squadra così strutturata. Pressare alto contro una squadra che ha un “giocatore in più” tecnico e fisico sarebbe stato molto rischioso”.
Il Napoli ha scelto un blocco basso troppo prudente? “Sì, io mi aspettavo un po’ più di coraggio. Non necessariamente un pressing ultra aggressivo, ma una linea un po’ più alta sì. Il Napoli è rimasto troppo schiacciato nella propria area per lunghi tratti. Va detto però che il Como è una squadra particolare, con un gioco relazionale e molto mobile: i giocatori si scambiano continuamente posizione e non è facile trovare riferimenti. Detto questo, il pragmatismo fa parte del calcio: adattarsi all’avversario è una qualità, anche se in questo caso forse si poteva osare qualcosa in più”.
Con il ritorno di Di Lorenzo, ti aspetti esperimenti o cambi di sistema? “Secondo me per queste ultime partite vedremo ancora il sistema a tre, almeno finché la qualificazione non sarà matematica. Però mi piacerebbe rivedere il Napoli a quattro, almeno a tratti, anche in ottica futura. A gara in corso qualche esperimento non lo escludo”.
Ti piacerebbe un Napoli con il 4-2-3-1? “Sì, molto. Con Di Lorenzo a destra, Gutierrez a sinistra, due centrali, poi McTominay e Lobotka in mezzo. Davanti un sistema più fluido con De Bruyne tra le linee e giocatori come Politano, Neres, Alisson o altri a supporto, più un riferimento offensivo come Højlund. Sarebbe un Napoli più europeo, più aggressivo e meno legato alle strutture difensive rigide”.
Che evoluzione vorresti per il calcio italiano e per il Napoli? “Mi piacerebbe un calcio più europeo, dove contano meno le strutture difensive e di più i duelli individuali, la qualità tecnica e la capacità di creare superiorità. In Europa lo stiamo già vedendo con squadre come PSG o Bayern Monaco. Il Napoli di Spalletti aveva già intravisto questa direzione, ma poi non è stata portata avanti. Sarebbe bello vedere una vera evoluzione, anche se nel breve termine non sarà facile”.