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Il tattico Diddi: “Rapporto Conte-ADL ai titoli di coda! Se va via, il primo nome è Sarri”

di Francesco Carbone

Il tattico Luca Diddi, allenatore Uefa A e match analyst, è intervenuto nel corso di 'PassioNapoli' sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.

Parto subito senza giri di parole: ho visto un tuo video su un possibile ritorno di Maurizio Sarri a Napoli. Cosa c’è di concreto? “Sarri, per me e per tanti napoletani, è quasi come un padre calcistico. È l’allenatore che ha portato il calcio più bello degli ultimi anni a Napoli, un gioco che ha coinvolto la città e l’ha fatta divertire. Per questo sarebbe un ritorno molto amato e tutt’altro che impossibile. Non è un’ipotesi remota, anche perché credo che il rapporto tra Conte e il Napoli, e tra Conte e De Laurentiis, sia ai titoli di coda. Se dovessero trovare una soluzione, anche con la Nazionale come possibile sbocco per Conte, il primo nome su cui punterebbe il presidente sarebbe proprio Sarri”.

Ma Sarri accetterebbe di tornare a Napoli? O sarebbe solo una scelta del club? “Secondo me entrambe le cose. Chi è stato a Napoli ci torna sempre volentieri. Ho conosciuto Mazzarri e lui stesso mi diceva che Napoli è qualcosa di speciale. Lo stesso vale per Sarri: sono piazze che non si possono rifiutare. Se si crea l’occasione giusta, è una scelta naturale. Il presidente conosce bene Sarri e sa anche quali giocatori servirebbero per il suo calcio”.

Parliamo anche di mercato e del tuo video sui calciatori “marginali” che arrivano in Serie A e rendono poco. Qual è il tuo pensiero? “È una battaglia che porto avanti da tempo. In Italia il talento c’è, ma spesso non lo valorizziamo. Preferiamo altre dinamiche che portano a scegliere giocatori stranieri magari meno adatti al nostro campionato, solo perché costano meno o si pagano a rate. Il problema è che così si penalizzano i giovani italiani”.

Hai fatto alcuni esempi tra giovani e giocatori del Napoli. Puoi spiegarti meglio? “Sì. Per me il Rao del Bari è più forte di Giovane. E tra i giocatori del Napoli, Vergara è superiore ad Alisson Santos. Vergara ha già inciso anche in Champions League, mentre Alisson Santos è un buon prospetto ma troppo individualista e poco squadra. Inoltre Vergara ha subito un infortunio in un momento delicato, ma resta un giocatore di valore”.

Passiamo a Conte. Che idea ti sei fatto del suo calcio e della stagione del Napoli? “Conte vuole sempre fare la partita e mai subirla. Tutti i calciatori che lo hanno avuto ne parlano bene, ma spesso il suo calcio viene giudicato “brutto”. Secondo me il problema nasce anche da alcune scelte iniziali. La stagione del Napoli è partita dal caso De Bruyne: un grande colpo mediatico, ma non perfettamente funzionale al calcio di Conte”.

Quindi De Bruyne ha inciso negativamente? “Non dico questo. È un campione assoluto, ma non è un giocatore “contiano”. Conte ha dovuto cambiare sistema, adattare giocatori come McTominay, Anguissa e gli esterni. Inoltre De Bruyne va gestito fisicamente durante la settimana, come avviene in Inghilterra o come succede anche con Modric al Milan. Ma non è detto che venga gestito nello stesso modo qui. Questo ha inciso sugli equilibri”.

C’entrano anche i cosiddetti “Fab Four”? “Sì, perché l’idea di avere quattro giocatori offensivi importanti contemporaneamente ha creato squilibri. Avere quattro giocatori forti e utilizzarne sempre tre significa potenziale enorme, ma anche perdita di equilibrio. Inoltre sono mancati esterni veri, e oggi l’esterno è fondamentale: è quello che crea superiorità e rifinisce l’azione”.

Il Napoli ha avuto anche un crollo iniziale importante contro il PSV…”Sì, quella partita è stata un segnale forte, anche se non c’erano ancora tanti infortuni. Da lì è partito un effetto domino negativo che ha condizionato la stagione”.

Parliamo di Højlund. Lo stai studiando molto: che giocatore è? “Højlund non va “snaturato”. Non può essere trasformato in un Lukaku, perché ha caratteristiche diverse. È un attaccante che attacca lo spazio, non un centravanti da area statica. I suoi movimenti sono da giocatore che deve essere lanciato in profondità, non da pivot. Se lo usi diversamente, lo penalizzi”.

Dove rende di più? “Quando attacca lo spazio e viene servito in verticale. Non deve stare sul primo palo o in posizioni statiche. Deve muoversi come Higuaín o altri attaccanti d’area dinamici. Se lo trasformi in altro, perdi la sua natura”.

Ti chiedo anche un messaggio ai giovani che sognano il calcio…”I sogni si possono anche cambiare strada. Io non sono arrivato da calciatore, ma ho seguito un percorso da tecnico: partendo dai dilettanti, passando per collaborazioni importanti fino alla Serie A come match analyst. Il messaggio è questo: puoi sempre reinventarti, anche se una strada si chiude”.

Ultima cosa: la questione degli acquisti stranieri in Serie A…Dobbiamo riflettere. Alcuni acquisti non alzano il livello, ma occupano spazio ai giovani italiani. Non è un discorso “chiuso”, ma serve equilibrio. Se continuiamo così, rischiamo di bloccare la crescita dei nostri talenti”.

Chiudiamo con Anguissa: futuro in bilico? “Sì, il suo contratto è in scadenza e molto dipenderà dal progetto e anche dall’allenatore. Ci sono interessi, anche importanti, soprattutto se dovesse cambiare guida tecnica al Napoli”.


Luca Diddi a PassioNapoli
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