Incocciati da brividi: "Maradona? Mai visto nulla di simile. Dico una cosa..."
Giuseppe Incocciati, ex attaccante di Napoli e Milan, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Napoli-Milan che significato avrà dopo il disastro Italia?
"C'è grande dispiacere, insomma è inutile nasconderlo, ma alla luce dei fatti non è che possiamo recriminare chissà che. In tutte e tre le mancate occasioni di qualificazione ai Mondiali non abbiamo dimostrato di essere all'altezza della situazione. Se ricordiamo le vicissitudini che ci hanno estromesso dalla qualificazione, le squadre che abbiamo incontrato, insomma pensando ai miei tempi qualche anno fa non era contemplabile il fatto che si potesse perdere contro la Macedonia e quant'altro, quindi prendere tre gol addirittura in fase di qualificazione dalla Norvegia. Lo sappiamo tutti, il nostro calcio sta attraversando un momento di buio veramente pesante e bisogna trovare le motivazioni, bisogna trovare le colpe, non più di tanto ma soprattutto capire dove fermarsi per ritornare un po' a quella che è stata la particolarità del nostro calcio nella nostra storia. Certamente, il discorso è molto ampio, complesso, quindi ci vorrebbe una trasmissione intera per farne parlare. Io mi limito soltanto a dire che bisogna ritornare a quello che era il vecchio sistema che ci ha fatto trionfare in tutto il mondo, cioè avere dei giocatori di qualità che oggi credo non esprimano il potenziale di tutti gli anni e quindi la qualità in questo campo è un'abilità importantissima, non si può prescindere dalla qualità."
Quanto mancano i giocatori di qualità, quelli che saltano l’uomo e creano superiorità numerica?
"Perché sinceramente è la cosa che a me manca di più nel nostro calcio, i numeri 10, i numeri 7, i numeri 11, quelli lì che però sono dei veri numeri 10, 7, 11 che vanno ad assaltare l'uomo, a creare questa superiorità che tanto può fare la differenza nel nostro calcio. E per averli non è che li trovi al supermercato, te li fai crescere da giovani. Bisogna avere un'intuizione, bisogna avere quella che è una percezione da parte di coloro che hanno anche il talent scout come responsabilità e capire, vedere, rendersi conto che quando si incontrano giocatori anche meno prestanti fisicamente, ma che hanno già delle qualità innate, bisogna metterli dentro una campana di vetro e farli crescere come è sempre stato fatto nel nostro calcio. Se invece andiamo alla ricerca di qualità solo prevalentemente fisiche, di forza, di corsa, di coraggio, questi sono aspetti che si possono anche trovare strada facendo, ma quello che è importante è ciò che poi regalano i talenti e bisogna saperlo interpretare. A volte vengono sacrificati giocatori più esili, più bassi, soprattutto partendo dai settori giovanili, a favore di quelli fisicamente più prestanti, perché oggi c'è questa richiesta, ma abbiamo visto che negli anni la ricerca della fisicità è fallimentare. Lo dimostra la Spagna per esempio: all'interno della loro cultura non guardano a queste cose, guardano prevalentemente a quello che è il dominio della palla, la qualità tecnica. Poi a livello fisico non è che ci vuole uno scienziato per fare un atleta, il fisico risponde a sollecitazioni di allenamento muscolare. Il problema è quando devi inserire in un contesto la qualità dove non c'è, purtroppo quello diventa importantissimo."
Che partita ti aspetti tra Napoli e Milan, è una gara Scudetto?
"È una gara che sicuramente racchiude in sé anche la speranza di recuperare i punti che distanziano Napoli e Milan dalla capolista, che non sono eccessivamente tanti. Credo che sia una partita o dentro o fuori, secondo me. Nel senso che se dovesse vincere il Napoli, soprattutto in quello che poi è il recupero degli elementi più importanti, che abbiamo visto hanno condizionato in negativo la stagione del Napoli perché tutti quegli infortuni sono stati una cosa terribile, però adesso vincendo contro il Milan sicuramente confermerebbe quello che io ho sempre detto: che è una squadra che se non avesse avuto questi problemi avrebbe rivinto il campionato. Però nel nostro calcio è successo anche di peggio, sono stati recuperati punti che sembravano all'inizio impossibili e questo può succedere anche quest'anno, a patto che il Napoli intanto vinca la sfida contro il Milan, che non è affatto semplice."
Napoli-Milan: che ricordi ti vengono in mente?
"Chiaramente io nasco nel Milan, sono andato via da casa quando avevo 14 anni, quindi ho esordito in Serie A con loro a 17 anni. Insomma sono stato sempre super coccolato, come i figli più piccoli vengono trattati in tutte le famiglie, e quindi sono riconoscente in modo assoluto a ciò che mi ha potuto dare il Milan. Contestualmente io ho vissuto a Napoli un momento della mia vita straordinario che non ha eguali, quindi sono combattuto per un verso e per l'altro. Però chiaramente Napoli per me è stata una sensazione, una vita che rimpiango con grandissimo affetto e sentimento. Peraltro poi ho mia figlia che è nata lì, che è sposata con un napoletano, insomma nella mia vita mio padre era tifoso del Napoli, quindi diciamo che sono mezzo napoletano e ho questo indiscusso amore nei confronti di Napoli per tante cose, non solo per il calcio ma anche per la ricchezza della vita della gente. Non mi fate dire troppe cose, rischio di emozionarmi."
Che cosa significa condividere il campo con Diego Armando Maradona?
"Solo chi ha avuto la fortuna di stargli vicino può decifrare in parole quello che si prova in quei momenti, quindi non troverete parole. Non vorrei essere neanche presuntuoso, perché poi il discorso potrebbe ricadere su quello che è il calcio di oggi. Diciamo che è stata una parabola straordinaria, una fiaba veramente che ha avuto il suo epilogo, purtroppo sappiamo come è andata a finire, ma per quello che mi riguarda io peraltro ero anche legato a lui, eravamo legati anche al di fuori del calcio, siamo due scorpioni quindi ci capivamo senza dire nulla. Ma a livello calcistico io credo di non aver mai potuto vedere una cosa del genere: di campioni ne ho incontrati nella mia carriera, ma lui era qualcosa che stava al di là di ogni attività di pensiero. Anche volendo capire come facesse a fare certe cose non c'era spazio per poterlo comprendere. È come se Dio avesse deciso di mandarlo tra noi per farci vedere un po' come sono le cose lì su. Peccato che se lo sia riportato troppo presto."