Jeda difende Allegri: "Top allenatore perfetto per Napoli! Al Milan squadra era limitata!"
Jeda, ex attaccante del Cagliari, allenato da Allegri in Sardegna, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video. "Allegri? Io vedo che c’è molto scetticismo nei confronti di Allegri, perché tutti parlano del calcio guardando solo l’ultimo periodo. Io faccio una breve osservazione sul calcio: avete mai visto un allenatore che va in campo e dice alla sua squadra ‘ragazzi, oggi andiamo a giocare un calcio brutto, che non piace, non divertiamo la gente’? Soprattutto da un allenatore come Allegri, che io ho conosciuto personalmente e con cui ho lavorato, è una cosa assolutamente impossibile. Io capisco chi non lo conosce. Vedo che molti parlano e dicono: ‘non ti insegna niente’. Ma io non credo che un allenatore insegni a un giocatore a giocare a calcio. Secondo me gli mette a disposizione gli strumenti giusti, lo porta a una condizione eccellente per performare. Poi c’è la performance del giocatore, l’organizzazione della squadra e tutte quelle cose lì. Io ricordo a tutti che, se andiamo a vedere il passato, Guardiola e tutti i grandi allenatori hanno avuto grandi squadre. Sono diventati grandi anche grazie ai giocatori che avevano. Penso che l’unico che abbia fatto un mezzo miracolo sia stato Ranieri quando ha vinto il campionato con il Leicester. Tutti gli altri avevano grandi giocatori. Questo per dire che cosa? Che secondo me Allegri quest’anno si è messo in grande discussione, perché non era facile guidare il Milan in una situazione in cui, secondo me, non si capisce realmente cosa voglia fare la proprietà. E comunque con una squadra limitata. Se un grande allenatore prende oggi questa squadra del Milan e la porta in Champions, oppure vince lo scudetto o diverte tutte le domeniche, allora io torno qui e chiedo scusa a chiunque.”
Allegri, per quella che è la rosa del Napoli, è l’allenatore giusto anche per il dopo Conte?
“Secondo me sì. Qualche giorno fa avevo già fatto un’intervista e avevo detto che, secondo me, ha il profilo giusto. Si parla tanto del fatto che il risultato non conta e che bisogna giocare bene. Davvero? Io sono molto meravigliato da questo. È chiaro che attraverso un bel gioco ti diverti la domenica, però Allegri è un allenatore di grandissima esperienza, con un palmarès importante, e una piazza come Napoli ha bisogno di questo. Non basta dire: ‘quello ha fatto bene altrove, allora può allenare il Napoli’. Ci sono tante componenti da mettere insieme. Napoli è una piazza importante, con pressione, una squadra abituata a vincere negli ultimi anni. E quindi ti chiederanno di vincere. Io penso che Allegri, da questo punto di vista, sia assolutamente uno dei candidati più autorevoli per guidare una squadra come il Napoli.”
Un giudizio sul percorso di Allegri: dagli anni del Cagliari e del Milan fino alle ultime stagioni alla Juventus, dove molti lo hanno visto meno evoluto rispetto al calcio moderno.
“È un ragionamento assolutamente giusto. Però io dico una cosa: è chiaro che Allegri non può essere escluso dalle responsabilità per quello che è successo al Milan, perché lui è la guida tecnica. Se hai un traguardo da raggiungere e non lo raggiungi, le responsabilità sono anche sue. Però bisogna fare dei paragoni giusti. Prendiamo Luciano Spalletti: è un grandissimo allenatore e con il Napoli ha stravinto il campionato. Ma andiamo a vedere anche che squadra aveva, che tipo di giocatori e che caratteristiche. È vero che il ritorno di Allegri alla Juventus non è stato quello dei primi anni, ma c’era già una società che, secondo me, aveva perso delle linee guida. Se guardate il Napoli o l’Inter, c’è un presidente, un direttore sportivo, un allenatore: tutto funziona insieme. Nel Milan, dopo l’addio di Maldini, secondo me queste figure sono mancate. Quando manca una struttura chiara, poi succedono certe cose. Anche il mercato della Juventus in quegli anni era confusionario: si prendevano giocatori senza una logica precisa. Invece bisogna fare come l’Inter o il Napoli: manca una pedina? Si prende quella pedina specifica. Non puoi prendere giocatori solo perché sono disponibili. Così metti l’allenatore in difficoltà. Certo, alla fine la responsabilità è sua, perché è lui che allena, ma bisogna anche dargli gli strumenti giusti. Se guardiamo solo il campo e diciamo ‘non sa lavorare’, allora non analizziamo tutto il contesto. Per esempio, con Thiago Motta alla Juventus si è visto qualche miglioramento, ma poi è mancato qualcosa. E lì bisogna guardare anche il valore dei giocatori e l’interpretazione delle partite.”
La grande differenza tra Allegri e Conte è che Allegri lascia più libertà al talento e soprattutto agli attaccanti: è vero?
“Assolutamente sì, questo lo confermo. Una delle cose che mi piacevano molto di lui era il confronto. Se c’era qualcosa che non andava, potevi andare tranquillamente da lui. Sapeva confrontarsi senza autoritarismo, senza dire ‘io sono l’allenatore e tu sei il giocatore’. Quando vedeva che eri convinto di una tua idea, ti diceva: ‘Sei convinto? Benissimo, falla’. Poi però dovevi dimostrare in campo quello che valevi. Questa è una cosa che a me piaceva molto di lui.”