.

Kickest, Zito: "Serie A è indietro, ma si critica Fabregas che prova a smuoverla"

di Davide Baratto

Francesco Zito, analista di Kickest, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.

Lo 0-0 è il secondo risultato più frequente in questa Serie A, che ha anche la peggior media gol nei primi tempi dal 2004. Si può ancora peggiorare? 

"Assolutamente. Abbiamo ancora negli occhi la partita tra Paris Saint-Germain e Bayern e quasi di riflesso il nostro campionato ha dovuto tornare con i piedi per terra, con tante partite che non mettevano nulla in palio. Per esempio, Bologna-Cagliari hanno scelto di non affrontarsi. Sembra quasi che abbiamo interiorizzato talmente tanto questo modo di giocare, che anche laddove non ci sono esigenze di classifica si tirano i remi in barca. Ci siamo incartati con questo modo di giocare che ci farà rimanere indietro, noi camminiamo mentre gli altri corrono. Siamo il 20esimo campionato tra tutte le leghe europee per numeri di gol fatti. Il punto non è l'equazione gol fatti uguale spettacolo uguale bel calcio. Ci sono tanti 0-0 che raccontano di bellissime partite. Ciò che preoccupa di più è l'assenza di tentativi, di nuove idee di calcio che possono arrivare anche dall'estero, e non ci lasciamo contaminare. Penso a Fabregas che è l'allenatore che più sta provando a smuovere il nostro campionato: molto spesso viene additato di fare filosofia, c'è quasi un movimento popolare che esulta ogni volta che Fabregas inciampa. Questo è abbastanza triste: potremmo fare qualcosa in più ma scegliamo di non farlo".

Contro il Como, il Napoli ha subito la partita fino alla parte finale. Perché le big del campionato non giocano con il Como avendo anche un materiale superiore?

"Sono d'accordo, sopratutto perché devo ricordare che il Como ha Diego Carlos, Smolcic, Ramon, Alberto Moreno... i nomi sono quelli che sono, è una questione di atteggiamento. Hai detto bene, il Napoli ha subito la partita a Como, soprattutto nella parte centrale quando la pressione del Como era talmente furibonda che il Napoli non riusciva ad uscire con la palla. Lobotka veniva circondato. Faccio un ulteriore domanda: lo stesso Milan - che quest'anno ha fatto investimenti e non aveva le coppe - ha scelto sin dall'inizio una politica rinunciataria. Il termine rinuncia riassume molto bene l'intero panorama italiano. Perché il Milan con Allegri in panchina non parte per vincere? Con l'Inter che aveva Chivu alla prima esperienza e il Napoli in una stagione travagliata. Anche nel modo di comunicare facciamo un passo indietro. È vero che contro il Como il Napoli ha rischiato di vincerla, ma ha rischiato anche di perderla in due occasioni. Nel finale quando l'inerzia sembrava dalla parte del Napoli, Conte stesso ha chiesto di mantenere il pareggio: a un certo mi è sembrato quasi di aver visto un richiamo a Spinazzola che aveva osato spingersi in avanti negli ultimi 10 anni".

Si dice che all'estero siano avanti solo grazie al maggior potere economico. La sensazione, invece, è che in Italia si sbaglino anche quei pochi investimenti a causa di idee ristagnanti:

"Un esempio è il Como stesso, è l'esempio più virtuoso che abbiamo. Molti danno al Como quasi una colpa nell'aver potere di spendere, ma i soldi che spendono sono esattamente funzionali al tipo di gioco che intendono fare, sono investiti su profili che rispecchiano la loro identità. Per esempio calciatori che hanno dribbling: penso a Jesus Rodriguez, Nico Paz, Baturina. Sono giocatori che hanno già in mente come giocare e rendere al meglio. Soltanto il fatto di avere una visione nell'acquisto che è in linea con il modo di giocare, ti porta a creare valore a lungo termine. Se il Como oggi volesse vendere questi tre citati varebbero almeno il doppio".

Per questo spettacolo che stiamo offrendo, chi pagherà 900 milioni di diritti tv?

"Questo è un tema. Per forza di cose i diritti tv saranno rifiniti verso il basso e questo non sarà altro che girare il dito nella piaga. Però potrebbe essere quasi una prospettiva da ribaltare in maniera positiva: mancando gli introiti dei diritti tv, la Lega dovrebbe imporre alle squadre un certo tipo di calcio. Ma questo è un discorso astratto. Il primo passo è aprirsi un minimo, fare entrare idee nuove dall'Europa. Tornano sempre i soliti note sulle panchine, le squadre giocano sempre a 5, lotta e guerriglia per portare a casa un punto alla volta. Ci sono tanti allenatori italiani fatti scappare: Farioli che ha fatto benissimo all'estero, ha vinto al Porto, oppure Alessio Lisci che sta facendo benissimo all'Osasuna. Serve qualcosa per riqualificare il prodotto, non è che il calcio deve diventare l'NBA, ma serve freschezza di idee per rilanciarci".

Sarri può essere il nome giusto in caso di addio di Conte?

"Penso che il Napoli più bello mai visto sia quello di Sarri, forse anche per quel senso di incompletezza di essere arrivati vicini al traguardo. Però non penso De Laurentiis riparta da Sarri in questo momento, per quanto sia stato in grado di aggiornarsi e abbia fatto una grande stagione con la Lazio. Prima di tutto si deve chiarire il progetto, il modo in cui questa squadra deve giocare, prima di andare sul nome. Mi piacerebbe Farioli come mio nome ideale: giovane, italiano, con tanta esperienza all'estero, una filosofia nuova ma che parte da una solidità di base. Altrimenti si è parlato tanto di Italiano: pensavo fosse la stagione della consacrazione ma ha un po' bucato quest'anno, però come filosofia di gioco mi piacerebbe vederlo sulla panchina del Napoli".


Francesco Zito a Pausa Caffè
Altre notizie
PUBBLICITÀ