L'ex arbitro Chiesa: "Hojlund non simula, ma decisione giusta. Metodo sbagliato!"
L'ex arbitro Massimo Chiesa è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).
Oggi con VAR e tecnologia come è possibile che si commettano ancora errori grossolani? È diventato un grande problema? "Sì, sta diventando un problema serio. Non lo dico da oggi, lo ripeto da tempo. Si sta creando un clima di interferenze continue, nei limiti – o forse oltre – dei protocolli. A volte nella stessa partita si vedono interpretazioni diverse dello stesso tipo di episodio. Mi riferisco alla gara del Napoli contro l’Atalanta: se si prendono decisioni, devono essere corrette, ma soprattutto uniformi nel metodo di giudizio. Ieri ho visto delle stranezze, a cominciare dal calcio di rigore".
Parliamo proprio del rigore su Hojlund: errore clamoroso? Il VAR doveva intervenire? "Premetto che secondo me l’arbitro sbaglia in diretta ad assegnarlo. È un contatto dinamico: Hojlund non simula, ma cerca il contatto perché perde un tempo di giocata. Il difensore resta fermo, il contatto c’è a livello di ginocchio, ma non mi sembra così consistente. La domanda è: è davvero un errore clamoroso? Aveva tutti i presupposti per l’intervento del VAR? Io ho dei dubbi, perché credo nella centralità dell’arbitro, che oggi rischia di essere narcotizzata dalla tecnologia. Alla fine il risultato è stato corretto, perché il rigore è stato tolto. Ma il punto è il metodo".
Un aspetto curioso: in occasione del rigore Hien non protesta per il giallo, e neanche sul gol annullato si vedono grandi proteste. La mimica dei calciatori può aiutare un arbitro? "Può aiutare, ma fino a un certo punto. Dipende molto dalla cultura calcistica. I nordici protestano meno, i latini molto di più. Non si può basare una decisione sulla mimica. Hojlund, ad esempio, lo vedo onesto calcisticamente: è uno che gioca di contatto, le prende e le dà, protesta poco. A me piace quel tipo di agonismo".
Però da alcune immagini il rigore sembra netto. Non darlo può essere considerato un errore grave? "Non sono completamente d’accordo. Il rigore deve avere una certa consistenza. Hojlund cerca la gamba e trova il contatto, ma mi sembra leggero. Io non l’avrei dato. Il problema non è tanto l’episodio in sé, ma la coerenza nelle decisioni".
Può accadere che alcuni calciatori vengano “attenzionati” dagli arbitri? Ad esempio Hojlund sembra coinvolto in molti episodi discussi. "In senso generale non lo escludo. Se un giocatore ha precedenti di comportamenti borderline, può essere osservato con più severità. Ma nel caso specifico non vedo malafede. Hojlund mi sembra un giocatore corretto, agonista vero".
Il VAR a chiamata può essere una soluzione? Anche De Laurentiis ha avanzato la proposta. "Io sono anni che sostengo un limite massimo di tre chiamate a partita: una per squadra e una per l’arbitro. Il VAR è nato per correggere errori clamorosi. Trovarne più di tre in una gara è raro. Limitare le chiamate responsabilizzerebbe tutti e restituirebbe centralità al direttore di gara".
Come si restituisce credibilità al calcio italiano? "Dicendo la verità. Ho apprezzato quando si è ammesso l’errore di campo. Nel caso specifico l’arbitro ha sbagliato in entrambe le situazioni, soprattutto nella seconda, quella del gol annullato. Se nel primo caso intervieni, perché nel secondo no? La spiegazione è stata che l’arbitro aveva già fischiato fallo. Ma allora la domanda è: perché far proseguire l’azione se hai già deciso? Questo è un errore tecnico grave, soprattutto per un arbitro esperto".
Però sembra che l’arbitro verrà solo “fatto riposare”. È un segnale sufficiente? "Non sono per la crocifissione degli arbitri. L’errore fa parte del gioco. Però due errori tecnici così gravi meritano una pausa di riflessione vera, non solo un turno di riposo formale. La designazione europea, tra l’altro, era già programmata. Non è un premio. Ma serve responsabilità".
Oggi chi ha davvero l’ultima parola: l’arbitro o il VAR? "Non dovrebbe esserci dubbio: la decisione spetta all’arbitro centrale. Il VAR deve intervenire solo per errori clamorosi. Oggi vedo un impoverimento del valore tecnico arbitrale: nessuno vuole più prendersi il rischio. Questo porta a insicurezza e a errori paradossali, come annullare un gol valido per mancanza di coraggio decisionale".
Anche sui falli “normali” sembra esserci confusione. È grave? "Sì. Stiamo facendo fatica a capire cosa sia fallo e cosa no, anche lontano dalla porta. E poi ci sono episodi come i fuorigioco millimetrici: azioni splendide annullate per due centimetri. Il regolamento è come una costituzione. Il rigore nasce come “massima punizione”, l’equivalente di un gol mancato. Oggi vediamo assegnazioni che non sempre rispettano quello spirito. Il problema non è la tecnologia in sé, ma l’uso che ne facciamo. Serve equilibrio, uniformità e soprattutto il coraggio di decidere".