Lukaku out, De Biasi: "Sta pagando dazio pesante, ma leggo cose ingiuste"
Gianni De Biasi, allenatore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.
Come vede questa Nazionale guidata da Gattuso? È pronta per il Mondiale o deve conquistarselo?
"Diciamo che dovrebbe essere pronta, perché l’obiettivo era lì da un po’ di tempo. Siamo passati attraverso questa fase dei playoff e dobbiamo cercare di uscirne a testa alta e possibilmente di non bucare un altro Mondiale come abbiamo fatto nelle ultime due occasioni. Credo che ci debba essere una giusta positività nei confronti di questo impegno, ci deve essere la fiducia necessaria e bisogna cercare di pensare positivo, perché altrimenti rischiamo di tirarci addosso tutte le stranezze che girano attorno a queste credenze."
Gattuso dovrà fare rotazioni per avere una squadra fresca e competitiva?
"Ovviamente sono considerazioni che un allenatore fa in base a quella che è la condizione fisica e mentale dei calciatori, con i quali sei ormai in comunicazione costante. Credo che il lavoro dell’allenatore abbia rilevanza se gestisci la nazionale come se fosse un club ristretto ed esclusivo, quindi avere un rapporto continuo, seguirli durante le loro partite di campionato, sentirli spesso anche al telefono, perché li fa sentire importanti. Questo aumenta l’autostima in momenti nei quali devi fare leva su tantissimi fattori. La gestione deve essere totale al 100%, perché non conta solo la prossima partita, ma anche quella successiva in caso di esito positivo."
Lukaku ha lasciato la Nazionale per ritrovare la condizione: come valuta la sua situazione e il suo futuro a Napoli?
"Lukaku è un elemento importantissimo nell’economia del Belgio e del Napoli. È chiaro che deve ritrovare una condizione ideale perché, causa anche un fisico non indifferente, è un giocatore che ha bisogno di lavorare moltissimo e non è semplicissimo da portare in condizione immediata. In questo momento probabilmente sta pagando un dazio pesante, però sulle qualità realizzative e sulla capacità di essere un riferimento davanti non puoi metterlo in discussione. Mettere in discussione Romelu come calciatore credo sia uno sbaglio enorme. C’è da capire, come per tutti, che il tempo avanza e bisogna vedere anche lui come si sente. Chi meglio di Conte, che lo conosce da anni, può gestirlo. Poi ci sono i dati del campo, i GPS, che aiutano a capire tante cose."
La corsa in Serie A: le sfide Inter-Roma e Napoli-Milan possono essere decisive?
"Mancano ancora otto partite, sono 24 punti e il distacco non è semplicissimo da colmare. È chiaro che se l’Inter continua come ha fatto nelle ultime cinque partite, rallentando in maniera pazzesca, allora si riapre tutto. Il Napoli ha recuperato sette punti nelle ultime partite. Però il divario era grande. C’è da capire da cosa sia nato questo andamento dell’Inter. Fino a tre o quattro domeniche fa sembrava aver già vinto, oggi non è più così. Rimane meglio essere a sette punti avanti che indietro, però qualcosa si è incrinato e devono ricucirlo."
Il tema dei giovani: mancano talenti o manca il coraggio di lanciarli?
"Mi hai messo lì 3.500 quesiti. Voglio raggruppare tutto perché è il contesto che è così. Il problema principale è ritornare un po’ indietro, perché secondo me eravamo andati troppo avanti, chiudendoci nelle nostre convinzioni. Bisogna aprire gli occhi e pensare che se gioco meglio degli altri è più facile che vinca, piuttosto che speculare. Questa è una filosofia che deve essere abbracciata. Oggi porto un esempio: il Como, che lo guardi con piacere perché prova sempre a fare la partita, in un contesto sereno e con qualità tecnica importante. Per quanto riguarda il coraggio, a volte manca perché siamo sempre appesi ai risultati: due o tre risultati negativi e sei a rischio. Per un allenatore come Conte questo rischio è minore, però anche lui ha dovuto aspettare diversi infortuni per lanciare Vergara. Vergara si è visto subito che è un giocatore di qualità. Io lo conoscevo e quando l’ho visto giocare pochi minuti mi sono chiesto subito chi fosse, perché aveva fatto due o tre giocate importanti, anche in Champions. Allora la domanda è: c’è bisogno sempre di avere l’acqua alla gola per lanciare questi ragazzi? Bisogna avere più coraggio. Perché se non vengono tirati fuori dai settori giovanili, poi è difficile ritrovarli anche a livello di Nazionale."