Marino: "Ho incontrato Conte a Coverciano, si è emozionato per una foto"
Giuseppe Marino, allenatore della Triestina, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video: "Playoff per il Mondiale? Partite così si preparano quasi da sole. I giocatori sanno il peso che hanno addosso, soprattutto quando si parla di qualificazioni ai Mondiali. Per l’Italia è una responsabilità enorme, perché manchiamo da troppo tempo. Ci sarà tensione, ma non dimentichiamoci che affrontiamo l’Irlanda del Nord, non Francia o Spagna: se vogliamo essere considerati grandi, queste sono le partite da vincere. Per quanto riguarda Conte, parliamo di un allenatore straordinario nella preparazione delle gare. Se il Napoli è ancora lì a lottare per lo scudetto, gran parte del merito è suo: ha saputo tenere la squadra compatta anche nelle difficoltà”.
L’esperienza degli allenatori può fare la differenza tra Inter, Milan e Napoli?
“Sì, può incidere. Poi contano sempre i giocatori, ma avere in panchina allenatori che hanno già vinto cambia tanto. Chivu non è l’ultimo arrivato, però è al primo anno a certi livelli. Se oggi partissero tutte e tre alla pari, forse Milan e Napoli avrebbero qualcosa in più proprio per l’esperienza di Allegri e Conte, anche se l’Inter come rosa è molto completa”.
La stagione del Napoli certifica il lavoro di Conte?
“Assolutamente sì. Con tutte le assenze che ha avuto, un altro allenatore forse sarebbe rimasto indietro. Lui invece ha cambiato sistema, ha adattato i giocatori, ha tenuto il gruppo unito. Non ha inciso solo sulla squadra, ma anche sull’ambiente: oggi il Napoli è una squadra solida, difficile da battere, con una mentalità forte. Per me Conte è il numero uno in Italia”.
Hai incontrato Conte a Coverciano per la Panchina d’Oro: che impressione ti ha fatto?
“È stato molto disponibile. Gli ho mostrato una foto che avevo salvato, quella del pareggio del Napoli contro l’Inter all’ultimo minuto, e si è anche emozionato. L’ho ringraziato per quello che sta dando alla città, perché da tifoso ho visto anche anni difficili. Mi ha colpito la sua umanità, oltre che la professionalità”.
Sei favorevole al VAR a chiamata, che state sperimentando in Serie C?
“Sì, credo sia utile. L’allenatore può segnalare situazioni decisive e gli arbitri hanno la possibilità di rivederle. Non toglie autorità al direttore di gara, ma aiuta a chiarire episodi che magari sfuggono. I tempi non si allungano e si evitano tante polemiche. Secondo me potrebbe funzionare anche nelle categorie superiori”.
In porta meglio avere gerarchie o due titolari?
“Le gerarchie servono, ma dipende da come costruisci la rosa. Se hai due portieri allo stesso livello puoi alternarli, altrimenti è giusto avere un titolare. Io però credo molto nel merito: se il secondo lavora bene, va premiato”.
Nel Napoli meglio Meret o Milinkovic-Savic?
“Savic dà più soluzioni nel gioco, soprattutto con i piedi e nelle uscite. Oggi il portiere deve partecipare alla manovra. Meret è molto affidabile tra i pali, ma forse è meno funzionale a un certo tipo di gioco. Credo che la scelta dipenda proprio da questo”.
In Serie C si parla spesso di giovani: vanno lanciati di più?
“Bisogna dare spazio, ma con criterio. Io vengo dal settore giovanile e credo nei ragazzi, però serve un progetto. Se li fai giocare solo per necessità rischi di bruciarli. Se invece li accompagni nel modo giusto, aiutano anche i club a crescere e a ridurre i costi. Il segreto è sempre il buon senso”.