Marolda: "La Nazionale ha bisogno di Conte. E al Napoli chi? Faccio un nome"
Francesco Marolda, giornalista, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Tu hai lavorato con Franco Esposito: che ricordo hai?
"Sì, abbiamo lavorato insieme a Il Mattino e siamo rimasti amici anche quando lavoravamo in testate diverse. È stato un brutto colpo, anche se negli ultimi tempi Franco stava male, lo sapevamo. Temevamo da un momento all'altro una brutta notizia, però non si è mai pronti a un'eventualità del genere. Peccato, un vero peccato, perché lui ha dedicato la sua vita al lavoro, al calcio ma non solo. Aveva altri grandi amori come il pugilato e la pallanuoto. Ci siamo ritrovati anche a bordo piscina tante volte. Non era solo un bravo giornalista, con una scrittura agile e accattivante, ma soprattutto un meticoloso giornalista. Ha scritto anche diversi libri, non solo sul calcio ma molto sul pugilato. Io ci ho lavorato fianco a fianco nel periodo della pallanuoto del Posillipo, io giovanissimo cronista, e ho imparato tantissimo da Franco, che amava la pallanuoto. Ricordo che raccontammo l’ultimo scudetto e l’ultima Coppa dei Campioni del Posillipo e in quel periodo ho attinto veramente tanto da lui."
Esiste oggi una scuola giornalistica napoletana come quella di una volta?
"Guarda, Napoli ha avuto una grandissima scuola di giornalisti di generazioni precedenti. Ricordo quelli più vicini a noi, parlando di Palumbo, Ghirelli, Coppola, e poi scendendo nel tempo Castellano, Mimmo Carratelli, Corbo, Esposito, Pastore, Cesarano. Noi siamo stati la coda di quella scuola e chi è venuto dopo ha potuto imparare meno. Noi abbiamo potuto imparare molto di più perché erano tempi diversi, le redazioni erano gli unici centri dove si lavorava e si cresceva insieme. Oggi è tutto più veloce, più diviso, ed è difficile trovare gruppi che crescono insieme."
Com’era il vostro modo di fare giornalismo?
"Io riconosco di aver avuto tre grandi maestri. Da Antonio Scolastico ho imparato che la critica è un dovere, ma deve essere sempre costruttiva. Da Facciolo ho imparato il rigore morale, era un uomo di grande cultura e serietà. Da Mimmo Carratelli ho cercato di prendere il senso dell’ironia e della leggerezza, che servono sempre quando si scrive di sport."
Cosa pensi di Conte e della situazione attuale?
"C’è un detto napoletano che rende bene l’idea: Giorgio voleva andare via e il pesce voleva andare. Sembra proprio questo. A Conte riconosco un grandissimo merito: al di là delle vittorie, ha saputo tenere insieme la squadra nei momenti di difficoltà. Il Napoli è rimasto competitivo perché Conte è riuscito a capire e sistemare i problemi creati in precedenza."
Conte in Nazionale?
"Per metterla con un velo d’ironia, mi dispiacerebbe se Conte non andasse alla Nazionale. La Nazionale ha bisogno di uomini come lui."
Chi vedresti sulla panchina del Napoli in futuro?
"Oggi molti direbbero Fabregas, ma penso sia fuori portata. Io ti faccio un nome: Fabio Grosso. Poi vedremo tra qualche mese."
Un aneddoto su Maradona e Franco Esposito?
"Quando Maradona venne, Franco andò in Spagna a seguire tutta la vicenda. Io invece rimasi a Napoli perché ero da poco al giornale. La cosa curiosa è che mentre mi sentivo con Franco su tutto quello che accadeva, avevo accanto un giovane Ciro Ferrara che mi chiedeva continuamente: ma viene o non viene davvero? Diceva: se viene a Napoli magari qualche volta posso giocarci contro con la Primavera."