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Marra: “Due rimpianti! Il Napoli con Neres sarebbe in lotta Scudetto con l’Inter”

di Francesco Carbone

Bruno Marra, giornalista e scrittore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.

Tu sei giornalista e scrittore, quindi particolarmente attento anche alla narrazione della realtà. Intanto ti chiedo: ci ritroviamo con un Napoli che deve ancora conquistare matematicamente la qualificazione alla prossima Champions League. Domani affronterà la Cremonese dopo il brutto stop contro la Lazio. Che Napoli vedremo negli uomini e nell’atteggiamento? “Mi aspetto innanzitutto un atteggiamento diverso, quello che il Napoli ha mostrato negli ultimi mesi. Fatta eccezione per l’ultima gara, credo ci sia stato un fisiologico calo di motivazioni. Dopo una sconfitta si analizza tutto: tattica, errori, meriti degli avversari. Ma secondo me il Napoli ha subito soprattutto uno shock mentale. Domani mi aspetto il ritorno dello spirito guerriero che Conte pretende da questa squadra, quindi una partita di grande carattere”.

E dal punto di vista degli uomini? Ti aspetti cambi di formazione? “Le variazioni sono quelle che si sono lette. Quindi possibile esclusione iniziale di De Bruyne, ma oggi le partite si giocano in quindici o sedici uomini. È chiaro che tutti guardano alla formazione titolare, però chi entra può cambiare la gara. Con la Lazio non è successo, ma credo sia stato un problema generale di attenzione e motivazione”.

Che valore attribuisci alla gara di domani? Per molti può essere la più importante delle ultime cinque per raggiungere l’obiettivo Champions…”Certamente. Riassumo così: i tre punti sono fondamentali. Domani il Napoli può chiudere un cerchio e aprire una finestra sul futuro. È una partita che può dare serenità, permettendo poi di affrontare il finale senza l’ansia della classifica. L’avversario non è semplice, perché la Cremonese lotta con i denti per salvarsi, ma non è insuperabile. È l’occasione per reagire sul piano caratteriale e per tracciare una linea netta tra questa stagione e il futuro”.

Le difficoltà offensive del Napoli si riflettono anche nel digiuno di Hojlund, che non segna da diverse settimane. Quanto passa da lui il futuro del Napoli e anche la partita di domani? È un attaccante che può arrivare a venti gol stagionali? “Non passa solo la gara di domani, passa anche il futuro. Hojlund ha enormi potenzialità, ma essendo giovane ha ancora uno storico limitato. Per quello che ha mostrato, ha nei piedi non solo i gol, ma grandi margini di miglioramento tattico e fisico. È un centravanti classico, uno che fa la differenza in area, ma ha bisogno di essere servito bene. Secondo me il meglio lo ha dato quando aveva vicino Neres e, per un periodo breve, De Bruyne. Se trova il partner giusto, può superare anche i venti gol stagionali e far segnare molto anche i compagni”.

Se dovessi indicare un rimpianto per questa stagione del Napoli, quale sarebbe? “In realtà sono due. Il primo è non aver individuato in estate gli acquisti giusti per migliorare la fase offensiva. Il secondo è l’infortunio di Neres a febbraio. Credo sia stato il vero crack della stagione del Napoli. Se Neres fosse rimasto a disposizione, oggi il Napoli starebbe lottando per lo scudetto con l’Inter. Nonostante tutto, la squadra è rimasta competitiva e sta blindando la zona Champions”.

Ti chiedo un parere sulla comunicazione del Napoli nel 2026. Ormai da tempo si è scelto quasi il silenzio totale: poche conferenze stampa, poche informazioni sugli infortuni, poca comunicazione istituzionale. A chi giova questa politica? “Bella domanda. Io credo che il Napoli abbia avuto per anni una comunicazione molto brillante e aperta, diventando persino un modello per altre realtà. Oggi la comunicazione è più orientata verso il marketing. Attraverso i social e i nuovi linguaggi mediatici il club è riuscito ad avvicinarsi tantissimo ai tifosi, anche fuori Napoli e all’estero. Sul piano delle informazioni tradizionali, invece, sono scelte societarie. Possono piacere o meno, ma rientrano in una strategia precisa”.

Ti chiedo anche un parere su Antonio Conte, soprattutto dopo il suo intervento ai detenuti di Poggioreale, dove ha parlato di disciplina in termini quasi filosofici…"Hai centrato il punto. Conte non è soltanto un allenatore e non è soltanto un mental coach. È quasi un’esperienza di vita. Trasmette strumenti non solo calcistici, ma anche umani ed etici. Il concetto di disciplina è centrale nella sua filosofia: per lui la vita è sacrificio, rigore, superamento degli ostacoli. Non è un percorso leggero, è una visione quasi stoica dell’esistenza. Ed è per questo che tanti calciatori che ha allenato lo ringraziano ancora oggi”.

Tu hai conosciuto Conte anche in privato. Che impressione ti ha fatto? “La prima volta lo incontrai ai tempi di Benitez, quando venne a Castel Volturno per osservare alcuni giocatori. Rimasi colpito, perché avevo un’idea completamente diversa di lui. In privato è una persona gioviale, aperta al dialogo. Quasi l’opposto rispetto al personaggio pubblico. Esiste un Conte pubblico e un Conte privato, e secondo me funzionano entrambi”.

Chiudiamo parlando del tuo libro, che sta avendo molto successo anche fuori Napoli. Ce ne parli? “Ti dico solo che la regione in cui ci ascoltano di più è la Lombardia, e questo dice tanto. Il libro racconta la storia di un ragazzo, un giovane “old man” azzurro, che ha vissuto tutta la sua vita accompagnato dalla passione per il Napoli. Una passione che unisce non solo una famiglia, ma un’intera città”.


Bruno Marra a Cronache Azzurre
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