Il match-analyst Galardo: "Modulo Allegri? Tantissime incognite, ma c'è un'ipotesi"
Francesco Galardo, match-analyst, è intervenuto a 'Domenica Sport' sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.
Che modulo adotterà Max Allegri al Napoli?
"È una domanda da un milione di dollari, perché sarà veramente un'incognita enorme. Io credo che si andrà verso la continuità, quindi verso la difesa a tre, magari con quattro centrocampisti e due sottopunte a supporto dell'unico attaccante. Secondo me si potrebbe anche andare sulla doppia punta. Per i giocatori che ha adesso il Napoli, prima del mercato, credo che un 3-4-2-1 potrebbe essere un modulo utilizzato da Allegri, magari con tanta qualità dietro Hojlund: Neres che ritornerà, Alisson Santos che abbiamo iniziato a conoscere a fine stagione e poi De Bruyne, di cui non sappiamo il futuro. Sicuramente in un 3-4-2 dietro Hojlund, o dietro la punta, può fare tanto bene. Le incognite sono tantissime con Allegri, nonostante sia un allenatore che allena in Italia da tanto tempo e ha vinto tanto."
Come valuti una possibile difesa a tre con Gila, Rrahmani e Buongiorno?
"Secondo me può essere una buona soluzione. Gila ha fatto un'ottima stagione, considerando anche la situazione disastrata della Lazio, soprattutto a livello societario. Credo che sia un difensore molto affidabile, che si può assortire soprattutto con Rrahmani e Buongiorno. Completerebbe a livello atletico questo terzetto e credo che sarebbe una difesa di altissimo livello."
Antonio Vergara può essere valorizzato da Allegri? Che cosa dovrebbe fare il Napoli?
"Io parto dal presupposto che Vergara vada tenuto, perché è il talento che rappresenta un po' Napoli in questo momento. La valutazione è importante, quindi se dovesse arrivare una società con 30-35 milioni sul piatto, secondo me io non ci penserei: direi che Antonio rimane a Napoli. La società però potrebbe anche pensarci. Dopo il finale della scorsa stagione è un giocatore che deve essere messo al centro del progetto di Allegri, perché Allegri, per quanto se ne dica, il talento messo nelle condizioni giuste lo fa fiorire. Vergara quest'anno deve rimanere a Napoli e deve essere un punto di riferimento tecnico e tattico della squadra azzurra. Abbiamo l'opportunità di avere un calciatore napoletano, cresciuto nel Napoli, che possa fare la differenza. Io non ci penserei due volte a trattenerlo."
Rabiot può essere il sostituto di Anguissa?
"Secondo me non sono due giocatori sovrapponibili, anche perché Anguissa al top della forma è inarrivabile. Lo abbiamo ammirato a inizio stagione e credo che il declino tecnico e fisico del Napoli nel momento decisivo sia coinciso proprio con il suo infortunio. Anguissa è una forza della natura. Detto questo, Rabiot è un giocatore forte, affidabile, tecnico e carismatico. Quest'anno nel Milan disastrato è spiccato, se l'è preso spesso sulle spalle e ha risolto partite da solo. È un calciatore serissimo, anche se non è più giovanissimo. Il Napoli dovrebbe guardare un attimo anche le carte d'identità dei giocatori, perché tra centrocampo e difesa l'età media inizia a essere un po' alta. Però Rabiot nel centrocampo del Napoli ci starebbe in maniera perfetta."
Che impressione ti ha fatto questo Mondiale allargato a 48 squadre?
"È un Mondiale interessante, ovviamente un'incognita per tutti. La forbice tecnica tra le big e le underdog è un po' più larga rispetto al solito, però negli ultimi anni anche per le nazionali questo divario si è ridotto. Dieci anni fa, se si fossero incontrate Brasile e Marocco, probabilmente avremmo detto 6-0 o 7-0 per il Brasile. Invece Brasile-Marocco è stata una partita in cui il Marocco a tratti ha giocato un calcio stupendo. Questo rende le cose molto più interessanti. Squadre come il Marocco, la Scozia e anche il Giappone stanno portando avanti progetti tecnici molto interessanti. Secondo me sarà un Mondiale in cui dobbiamo aspettarci anche qualche grande sorpresa a livello di risultati."
Le piccole nazionali stanno riducendo il divario con le grandi?
"Sì, perché hanno una concezione che forse noi in Italia abbiamo un po' perso: il gioco del calcio va sempre avanti. Anche queste piccole realtà provano a essere loro stesse in campo, provano a dimostrare che possono fare qualcosa di bello. È una bella sensazione anche per chi guarda le partite senza essere coinvolto emotivamente. È chiaro che il tasso tecnico non è sempre altissimo, però settando queste basi di tecnica e tattica innovativa, nuova, contemporanea, una cosa tira l'altra e nascono realtà come il Marocco. Oltre ad avere una tattica evoluta, poi tirano fuori anche talenti e aumentano la tecnica in maniera esponenziale. Credo che nei prossimi anni questa forbice tra grandi e piccole si assottiglierà sempre di più."
Lukaku si gioca le sue chance di permanenza al Napoli al Mondiale?
"Lukaku è veramente il più grande mistero di mercato di quest'anno. Se sta bene riesce ad abbinare una forza fisica e una tecnica che pochi attaccanti hanno in Serie A e anche in Europa. Il problema è proprio il suo stato fisico e anche mentale, perché Lukaku è un calciatore che ogni tanto fa i capricci, va in rotta con società e persone. È tutto da valutare. Sarà molto difficile da gestire, però sono curioso di capire quale sarà il suo futuro."
De Bruyne può essere l'uomo al centro del progetto di Allegri?
"Me lo auguro, perché De Bruyne, se messo nelle condizioni giuste, è un fuoriclasse assoluto. Si dice che l'anno scorso in realtà lo volesse Allegri, poi sono cambiate un po' le carte in tavola. Mi auguro che sia al centro del progetto, perché se De Bruyne è al centro del progetto vuol dire che il Napoli ha deciso, insieme ad Allegri, di fare un calcio offensivo e propositivo. Fare un calcio difensivo tenendo in campo De Bruyne non avrebbe senso. Se De Bruyne viene messo al centro del progetto vuol dire che il Napoli ha intenzione di attaccare, di essere propositivo come siamo abituati a vedere. Dai tempi di Benitez, ma a tratti anche di Mazzarri, il Napoli è sempre stato una squadra che ha fatto dell'attacco la sua filosofia principale. Mi auguro di tornare a vivere un calcio del genere."