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Mele: “Addio Conte, vi dico i motivi! Erede? Serve tecnico di campo e spregiudicato”

di Francesco Carbone

Silver Mele, giornalista di Canale 8, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video

Napoli-Udinese sarà l’ultimo “ballo” per Antonio Conte. Che bilancio si può fare della sua esperienza a Napoli? “Secondo me è un bilancio assolutamente positivo, sia per questa stagione sia, allargando lo sguardo, per l’intero ciclo di Antonio Conte. Ha portato uno Scudetto, una Supercoppa e il ritorno in Champions League. Ci sono stati anche momenti difficili e qualche delusione, come l’eliminazione precoce dalla Champions nel maxi-girone, ma la sostanza resta positiva. Conte ha rivalutato il Napoli, il suo marchio e la sua identità, soprattutto dopo la stagione del decimo posto, che aveva rappresentato una forte delusione. In un certo senso ha riportato il club sui suoi binari tradizionali”.

Cosa intendi per “binari tradizionali” del Napoli? “Mi riferisco alla dimensione storica del club nell’era De Laurentiis: una società che può vivere grandi risultati, ma anche momenti di transizione. Bisogna accettare che non si debba vincere sempre, ma che si possa anche godere di un percorso fatto di crescita e risultati importanti. Conte ha permesso al Napoli di tornare competitivo e ora si apre una nuova fase, probabilmente di rigenerazione e cambiamento di progetto”.

Che cosa ne pensi del concetto di “percorsi” rispetto alla vittoria immediata? “Sono d’accordo: bisogna ragionare in termini di costruzione. Se il Napoli ha vinto due Scudetti e una Supercoppa negli ultimi anni, è anche grazie al lavoro degli allenatori precedenti e ai progetti portati avanti nel tempo. Non si cancella nulla solo perché non si è vinto tutto. Anche chi non ha conquistato trofei ha contribuito alla crescita del club”.

A proposito di Conte: quali sono le motivazioni del suo addio? Ambiente, progetto o scelta personale? “Per le informazioni che ho, Conte sarebbe rimasto deluso dall’ambiente nel suo complesso. Si aspettava una maggiore valorizzazione dei risultati ottenuti e forse anche più tutela da parte della società e della proprietà nei momenti di critiche eccessive. Ha vissuto una stagione complessa, condizionata da eventi sfavorevoli, ma nella difficoltà ha dimostrato comunque grande solidità come allenatore. Ci sono poi aspetti tecnici: qualità del gioco, rotazioni, infortuni. Tutti elementi che hanno inciso”.

Conte si è sentito comunque apprezzato a Napoli? “Sì, ha anche dichiarato di essere stato molto bene a Napoli. È una persona che ha girato molto e che ha espresso affetto per la città, tanto da valutare anche l’acquisto di una casa. Ci sono stati anche aspetti personali, come la forte emozione della famiglia, ma allo stesso tempo resta una grande stima nei confronti di Aurelio De Laurentiis”.

Allora perché si è arrivati comunque alla separazione? “Alla base c’è una forma di stanchezza e delusione personale, ma non un conflitto diretto con la società. Conte riconosce la stima per De Laurentiis, ma ritiene che la società debba crescere ancora in alcuni aspetti strutturali: centro sportivo, settore giovanile, scouting e organizzazione dirigenziale. Sono elementi noti e che incidono sulla visione complessiva del progetto”.

Perché a Napoli sembra difficile per un allenatore fare un ciclo lungo? “È una domanda centrale. In realtà non è una situazione nuova: dinamiche simili si sono già viste con altri allenatori. Con Mazzarri, ad esempio, l’addio arrivò in un contesto di limiti percepiti nel progetto. Anche con Ancelotti ci furono difficoltà interne, fino all’episodio dell’ammutinamento, che è stato un segnale chiaro di tensione tra squadra e ambiente. Il Napoli vive cicli e fasi: è una caratteristica storica del club”.

Quindi il limite è più strutturale che legato ai singoli allenatori? “In parte sì. C’è anche il tema della sostenibilità economica: è difficile immaginare investimenti da 300 milioni sul mercato ogni anno. Questo incide sulle ambizioni e sui modelli di gioco, e inevitabilmente condiziona anche la scelta degli allenatori, che devono adattarsi al contesto”.

Dopo Conte, che tipo di allenatore servirebbe al Napoli? Hai una preferenza? “Con questa squadra e questo impianto, un profilo come Sarri potrebbe far divertire molto. È un allenatore che conosce bene De Laurentiis e l’ambiente, anche se c’è il tema della concorrenza e delle sue valutazioni personali. Tra le alternative, Italiano non mi dispiacerebbe: è un allenatore ormai maturo, non più “emergente”, e potrebbe avere a Napoli una grande occasione di consacrazione. Allegri invece lo vedo meno adatto per una questione di filosofia di gioco, pur essendo un vincente. In generale, penso serva un allenatore di campo, anche un po’ spregiudicato, perché al Napoli è mancata un po’ di quella leggerezza offensiva che lo aveva reso spettacolare in passato”.

Quindi che Napoli ti aspetti nel futuro? “Un Napoli che dovrà trovare un equilibrio tra competitività e identità di gioco. Conte ha costruito solidità e risultati, ma ora servirà capire quale direzione tecnica e progettuale prendere per il futuro".


Silver Mele a Sabato Sport
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