Minervini: “Conte deve dire chiaramente cosa pensa di Beukema! Da lì passa tutto…”
Il giorno dopo la vittoria sulla Fiorentina, il vice-direttore di TuttoNapoli.net, Arturo Minervini, è intervenuto a "Domenica Azzurra" sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (per Iphone/Ipad o per Android).
Che Napoli è stato quello visto contro la Fiorentina? Che messaggio ha mandato questa squadra? “È stato un Napoli vivo, ed era questo il messaggio più importante da capire. C’erano tanti alibi: la stanchezza, le assenze, la delusione per il risultato in Champions League. Bisognava capire soprattutto se, dal punto di vista mentale, la squadra fosse ancora sul pezzo. Io avevo pochi dubbi, perché su questo Conte è un maestro. La squadra c’è, sa lottare, vuole lottare e proverà fino alla fine a restare lì. Poi è chiaro che molto dipenderà anche dalle altre squadre e da tanti fattori, ma questo Napoli è vivo. Ha trovato soluzioni nuove e uomini nuovi, con Vergara uomo copertina, ma mi fa piacere sottolineare anche il ritorno di Meret. Al di là di quello che spesso dice Conte, in realtà la rosa è più profonda di quanto sembri: il vero problema è riuscire a utilizzare questi calciatori”.
Passando al mercato, la notizia dell’infortunio di Di Lorenzo sembra aver cambiato nuovamente gli scenari. Come interpreti il possibile dietrofront del Napoli su Zappa? “Bisogna mettersi anche nei panni di Manna. Aveva impostato diverse trattative per sostituire il capitano, immaginando uno stop lunghissimo, quasi da stagione finita. Ora invece si parla di quattro o cinque settimane. È normale che questo cambi tutto. Sky racconta di un Napoli che si allontana da Zappa, segno che si ritiene la tempistica dell’assenza più gestibile. Però il punto chiave è capire cosa pensa Conte”.
In che senso Conte diventa centrale nelle scelte? “Nel senso che bisogna capire se Conte vede o meno Beukema. Ieri ha dato una risposta abbastanza chiara: schierare tre mancini in una difesa a tre è qualcosa che si vede raramente nella storia del calcio. Questo significa che, in questo momento, Beukema non è considerato. E allora cambia tutto. Hai trovato Gutiérrez a destra che ti sta dando delle soluzioni, rientra Mazzocchi, quindi puoi tamponare con Gutiérrez titolare e Mazzocchi alternativa. A sinistra hai Spinazzola con Olivera. Ma a quel punto bisogna capire: Olivera è l’alternativa di Spinazzola o ormai viene considerato come uno dei tre centrali? Se Beukema non gioca mai, allora forse serve più un braccetto che un terzino puro”.
In questo senso Zappa poteva essere una soluzione utile? “Secondo me sì. Zappa nasce come esterno, ma negli ultimi due anni si è adattato molto bene al ruolo di braccetto, un po’ come ha fatto Di Lorenzo con Conte. Al netto delle battute e degli scetticismi, non possiamo permetterci di essere troppo schizzinosi: il mercato è a saldo zero, domani chiude, si fa male il capitano e qualcosa devi inventarti. Un giocatore pronto, che conosce il campionato, come Zappa, può essere una buona soluzione. Non sarebbe il titolare, ovviamente. Con il ritorno di Rrahmani magari Conte si inventerà qualcosa, anche se io non sposterei mai Rrahmani dal ruolo di centrale, perché è troppo leader della difesa. Però deve essere Conte a dire chiaramente: “Beukema per me non può giocare, quindi serve un centrale” oppure “abbiamo Beukema, prendiamo un terzino”. Da lì passa tutto”.
Chiudiamo con Antonio Vergara, che per la città rappresenta già qualcosa di speciale. Che storia è la sua? “È una bellissima storia, davvero. Io stamattina ho scritto che bisogna rinnegare i “filofobici”, quelli che hanno paura di innamorarsi: di Vergara ci si può già innamorare. È una storia fatta di porte in faccia, di resistenza, di un percorso con Conte tutt’altro che semplice. È un ragazzo che ha avuto anche un grave infortunio al crociato che lo ha rallentato molto, ma che si è rialzato e ha voluto giocarsi le sue carte a Napoli. Conte aveva detto che lo avrebbe fatto giocare, poi in realtà lo ha utilizzato pochissimo, e ci è voluta un’emergenza totale per scoprirlo. Questo però racconta anche un problema del nostro calcio: la continua esterofilia. Diamo per scontato che gli altri siano sempre migliori dei nostri. Giovane fa due buone partite col Verona e viene valutato 20 milioni; Vergara, che è forte, lo si vede dalle gambe e dalla qualità, resta in secondo piano. Poi ci chiediamo perché non andiamo al Mondiale. I ragazzi bravi ci sono, ma spesso non emergono. Immaginiamo il percorso di Vergara senza gli infortuni: probabilmente sarebbe finito a “svernare” in Serie B o in una bassa Serie A, invece oggi segna gol pesanti. Dovremmo farci tutti qualche domanda su come vengono gestiti questi talenti”.