Monetina Alemao, dott. Mirabile: "Prudenza fondamentale, si trattò di trauma cranico commotivo"
Il dottor Lorenzo Mirabile è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video. Durante la puntata di 'Difendo la città', il dottore ha condiviso ricordi vividi dell'episodio della famosa monetina che colpì il calciatore Alemao durante una partita tra Napoli e Atalanta, un evento che segnò un momento cruciale nella storia azzurra e contribuì alla conquista del secondo scudetto nel 1990. Mirabile, che ha lavorato come rianimatore in campo, ha raccontato l'importanza del rispetto per gli atleti e le responsabilità mediche in situazioni di emergenza.
Ci racconta cosa accadde durante Atalanta-Napoli con l’episodio della monetina?
"Nel 1989 ero il rianimatore in campo, uno dei primi dopo l’introduzione di questa figura. L’8 aprile 1990 ero lì quando Alemao fu colpito da una monetina da 100 lire caduta da circa 30 metri, che poteva raggiungere una velocità di 55-60 km/h. Non era in grado di provocare un trauma cranico grave, ma uno stato commotivo sì. In questi casi è obbligatorio tutelare il calciatore e sottoporlo ad accertamenti. Non si può accettare un gesto del genere: è una mancanza di rispetto verso chi sta lavorando e offrendo spettacolo."
Alemao fu portato in ospedale?
"Sì, fu portato in ambulanza e tenuto in osservazione per tutta la notte. Non era in condizioni critiche, si trattava di un trauma cranico commotivo lieve."
Ci fu un’esagerazione nella gestione dell’episodio?
"Probabilmente il ragazzo avrebbe potuto evitare, ma da medico devo dire che la prudenza è fondamentale. Parliamo di professionisti di alto valore e in questi casi è giusto richiedere accertamenti approfonditi."
Il suo referto fu determinante per la decisione finale?
"Ci fu una valutazione complessiva: il mio referto, gli accertamenti ospedalieri e il fatto in sé. È soprattutto il gesto che va punito. Da lì derivò la decisione finale."
Che ricordo ha di quel Napoli?
"Era un grande Napoli, una squadra straordinaria. Io ero sulla panchina dell’Atalanta ma il mio cuore era napoletano. Quei giorni fanno parte della storia del secondo scudetto."
Di cosa si occupa oggi?
"Sono primario di rianimazione pediatrica all’ospedale Meyer di Firenze. Dal 2011 svolgo missioni sanitarie in Palestina, occupandomi di chirurgia endoscopica delle vie aeree. Ho lavorato a Nablus, Ramallah, Hebron e Gaza. Purtroppo questa attività si è interrotta a causa della guerra, ed è un dramma perché ho perso colleghi e amici sotto le bombe."