Mutti: "Critiche della stampa? Non penso sia questo il motivo dell'addio di Conte"
Bortolo Mutti, doppio ex di Napoli e Atalanta, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi seguire sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o per Android), qui sul sito anche in video.
Il Napoli sembra orientato ad affidare la panchina a Massimiliano Allegri. È la scelta giusta oppure sarebbe stato meglio puntare su un cambio generazionale dopo Antonio Conte?
"Sono due linee di pensiero diverse. Io credo che allenatori di esperienza come Allegri e Conte siano ancora molto importanti per il nostro calcio. Sono tecnici concreti, che puntano ai risultati. Oggi sento parlare spesso di “bel calcio”, ma sinceramente vedo poche squadre che lo esprimono davvero. Se l’obiettivo è costruire una squadra competitiva in campionato e nelle coppe europee, Allegri è uno degli allenatori più adatti, naturalmente in base all’organico che avrà a disposizione".
C’è chi ha criticato il percorso del Napoli nell’ultima stagione. Come valuta il lavoro svolto?
"Gli infortuni hanno condizionato enormemente il cammino della squadra. Nonostante questo, il Napoli è riuscito a restare ai vertici. Bisogna riconoscere agli allenatori di alto livello la capacità di ottenere risultati e portare avanti un certo tipo di organizzazione tattica".
De Bruyne ha dichiarato di essere contento dell’addio di Conte perché il suo calcio non si sposava con le sue caratteristiche. Come giudica queste parole?
"Non credo che una società debba farsi condizionare dalle dichiarazioni di un calciatore. Se c’erano problemi, sarebbe stato meglio affrontarli direttamente con Conte, magari anche con un confronto acceso nello spogliatoio. Personalmente non amo le polemiche che emergono soltanto dopo l’addio di un allenatore. Preferisco che certe questioni vengano risolte internamente".
Conte ha parlato anche di un clima non sempre favorevole attorno a lui. La stampa può incidere fino al punto di spingere un allenatore ad andare via?
"Non vivendo quotidianamente quell’ambiente faccio fatica a giudicare. La stampa ha il diritto di esprimere opinioni e critiche, ma è importante che ci sia una certa armonia tra tutte le componenti. Non penso però che questo sia stato il motivo principale dell’addio di Conte".
Guardando alla Nazionale italiana, che figura servirebbe per rilanciare il movimento?
"Serve un allenatore di grande carisma, capace non solo di guidare la squadra ma anche di incidere sulle scelte e sull’organizzazione del calcio italiano. Il problema non è soltanto lanciare giovani, ma capire quale sia il loro reale valore tecnico. Il rinnovamento deve essere parte di un progetto più ampio".
Quindi non basta puntare sui giovani?
"Esatto. Si possono inserire tanti giovani, ma se all’interno del gruppo non ci sono qualità tecniche e valori importanti, il semplice ricambio generazionale non basta. Serve una visione complessiva e persone forti che abbiano il coraggio di cambiare il sistema. La Germania, ad esempio, ha impiegato circa dieci anni per riformare il proprio calcio. L’importante è iniziare a costruire le basi".