Nando Gentile: "Conte è il numero uno! Il Fossi un suo giocatore, non sarei felice dell'addio"
Nando Gentile, ex campione di basket, simbolo della Juve Caserta campione d'Italia nel 1991, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB:
Nando, nel percorso della Juve Caserta che portò allo scudetto del 1991 vedi delle analogie con il Napoli di Ferlaino prima e di De Laurentiis poi?
“Assolutamente sì. All’epoca c’era una grandissima voglia di far crescere i propri talenti e le rispettive società. Tra Caserta e Napoli calcio c’era un rapporto bellissimo. Tantissimi giocatori del Napoli venivano al PalaMaggiò a vedere la Juvecaserta e il primo tifoso era Diego Armando Maradona, che era molto amico di Oscar Schmidt. Venivano Alemão, Careca, Ferrara, Zola. Organizzavamo tanti eventi tra calcio e basket, c’era davvero un grande feeling. Poi c’erano grandi imprenditori come Maggiò e Ferlaino che hanno fatto la storia e creato ambienti importantissimi. C’erano tanti giocatori campani cresciuti nelle rispettive società e soprattutto un fortissimo attaccamento alla maglia, una cosa che oggi faccio più fatica a vedere”.
Quanto fu importante per voi avere una casa come il PalaMaggiò?
“Fu fondamentale. La fortuna della Juvecaserta è stata proprio quella di avere il PalaMaggiò costruito fuori Caserta, quasi in una bolla. Noi entravamo la mattina e uscivamo la sera, avevamo tutto lì dentro e c’erano pochissime distrazioni. Oggi, con i social e tutto il resto, immagino sia ancora più importante avere una struttura propria, uno stadio o un palazzetto dove poter lavorare in serenità e programmare bene”.
Oggi ricorre anche l’anniversario dello scudetto del 1991. Quanto manca ancora Oscar Schmidt?
“Lo scudetto della Juvecaserta nasce grazie a un’epopea partita negli anni Ottanta. Tutti hanno messo un tassello, ma Oscar e Stanic furono i punti di partenza. Caserta era in Serie A2 quando arrivarono loro e la crescita del movimento cittadino è dovuta tantissimo anche a quei due campioni. Il fatto che lo scudetto sia arrivato senza Oscar non cambia nulla, perché lui ha contribuito in maniera enorme alla crescita di tutto il basket casertano. Per me Oscar è stato un fratello. È stato un professionista incredibile, un giocatore unico, riconosciuto in tutto il mondo. Ha lasciato un segno indelebile”.
Da tifoso del Napoli, che giudizio dai ad Antonio Conte?
“Io non sono un grandissimo conoscitore di calcio, però riconosco i grandi personaggi. Conte per me è il numero uno. Ha vinto ovunque ed è un professionista ossessivo, metodico, uno che pretende tantissimo. Oggi magari questa mentalità piace meno agli atleti, anche nel basket succede la stessa cosa: vogliono grandi ingaggi ma meno pressione e meno stress. A me invece, da giocatore, piacevano allenatori di questo tipo, con carisma e personalità. L’allenatore amico dei giocatori è la cosa più sbagliata che possa esserci. Per me il Napoli, se perde Conte, fa un grandissimo errore”.
Guardando invece alla tua carriera, hai qualche rimpianto?
“No, nessuno. Ho avuto la fortuna di giocare tanti anni nella mia città, poi sono andato via solo per problemi economici della società, altrimenti sarei rimasto a Caserta tutta la vita. Ho giocato a Milano, in Grecia, ho vinto una Coppa dei Campioni con il Panathinaikos nel 2000 e in totale cinque campionati. Direi che è stata una bella carriera”.
Come vedi oggi il basket campano?
“Il problema principale restano le strutture. Prima parlavamo del PalaMaggiò: oggi purtroppo è praticamente distrutto. È incredibile pensare che un bene così importante sia stato lasciato andare. Però ci sono imprenditori e presidenti tifosi che vogliono fare bene: Caserta, Napoli, Scafati, Avellino. La passione c’è ancora, quello che manca davvero sono le strutture”.