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Panchina Napoli, il regista Di Vaio: "Un giorno mi piacerebbe vedere Hamsík"

di Antonio Noto

Il giovane e talentuoso regista Giuseppe Di Vaio, autore del film "The City Game", disponibile su Sky è stato nostro ospite nel corso di 'Napoli nel Mondo' su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.

Parliamo del tuo film “The City Game”: di cosa tratta e da dove nasce l’idea?

"Il film parla, praticamente, di questo mondo che mi piace definire parallelo, che è quello del calcio dilettantistico in città, che si materializza con questi tornei estivi, dove viene fuori una competitività altissima e dove si mobilita tutta la città appassionata per portare avanti questa passione che accompagna i ragazzini napoletani da decenni, da quando questo gioco ha fatto la sua comparsa in questa città. “The City Game” è proprio il gioco della città, perché Napoli è una delle città al mondo dove è più sviluppata questa passione per il calcio, dove fortunatamente abbiamo anche avuto l’opportunità di vedere il migliore in assoluto. La trama si sviluppa su due leggende del calcio napoletano, Antonio Campano e Francesco Esposito, che sono due ragazzi conosciutissimi e che hanno fatto la storia di questi tornei. Ci sono anche altri personaggi molto forti, da questo punto di vista. Il film viaggia anche sulla competitività tra i due ragazzi e, nello stesso tempo, mostra come attorno a questa passione giri la vita delle famiglie dei protagonisti: quindi qualcosa che a Napoli si definisce con l’idea che il pallone è una cosa seria, perché sembra un gioco ma, in realtà, non lo è".

Dove possiamo vedere il film?

"Il film è uscito in anteprima su Sky Documentary e attualmente lo potete trovare su Sky, sulla piattaforma Sky On Demand, su NOW TV On Demand, e seguire la programmazione di Sky Documentary per gli abbonati. Per quanto riguarda, invece, attività extra piattaforma, mi hanno confermato che ci saranno delle serate al cinema a Napoli: appena avrò la data, lo potremo vedere anche al cinema".

Quanto è importante rimettere la passione al centro del calcio italiano per il futuro?

"Io penso che le due cose non abbiano quasi nessun nesso. Nella mia esperienza, sia di spettatore sia di regista, ho trovato abilità tecniche incredibili per strada, quindi non è un problema di tecnica né di passione, perché in Italia si nasce con la passione per il calcio. Io mi sono fatto un’idea e credo che la problematica principale della nostra nazionale sia relativa alla visione di una classe dirigente che fonda le proprie convinzioni su schemi più adatti agli anni ’70 e ’80 che a quelli contemporanei, dove, a differenza di Paesi come Francia, Spagna, Norvegia o Germania, non c’è un programma a lungo termine che porti a sviluppare un certo tipo di approccio al gioco. La tecnica andrebbe sicuramente messa al centro, perché creare movimenti importanti si basa sulle abilità: se non mettiamo la tecnica, diventa complicato alzare il livello".

Che idea ti sei fatto del rapporto tra Conte e De Laurentiis?

"Anche in questo caso, l’idea che mi sono fatto è che la gestione di Antonio Conte non sia supportabile per le finanze del Napoli, perché il dispendio è sempre importante, cosa che il Napoli, per storia, non può sostenere. Quello che resta sono due annate incredibili, con uno scudetto, un piazzamento in Champions e un allenatore che resterà tra i personaggi che ricorderò con più affetto. Dall’altra parte, penso che il presidente abbia dimostrato di sapersi reinventare, quindi da parte mia c’è massima fiducia in Aurelio".

Condividi quando De Laurentiis definisce i tifosi “clienti”?

"In effetti lui usa un termine scomodo ma appropriato, perché ci siamo trasformati in clienti: non è che ci hanno trasformato, è il calcio contemporaneo che lo richiede. Siamo affezionati a un brand al quale collaboriamo attivamente; lui, in maniera legittima, ci definisce così. Poi non ha sempre usato termini appropriati, per questo è stato spesso scomodo. Io sono poco romantico dal punto di vista sportivo e più pragmatico, quindi mi ritrovo nel presidente; però capisco i tifosi che vogliono essere coccolati. Ma direi anche di non prendersi troppo sul serio, perché parliamo di intrattenimento e ci sono cose più importanti".

Chi vedresti come possibile sostituto di Conte?

"Io sceglierei un allenatore che possa dare qualcosa nel tempo. Mi è sempre piaciuto molto Raffaele Palladino, che avrei preso già dopo il Monza, ma non mi dispiacerebbe neanche Thiago Motta, nonostante non abbia fatto benissimo alla Juve, perché è un professore dal punto di vista calcistico: mi fiderei di lui. Ho anche lanciato una provocazione: mi piacerebbe vedere un giorno Marek Hamsík sulla panchina del Napoli".

Cosa pensi delle parole di Conte sulla serietà dopo una sconfitta?

"Sono d’accordissimo con lui, perché al suo livello non c’è più nulla del gioco: parliamo di una professione tra le più importanti della nostra epoca, quindi è giusto imporre serietà. Questo è uno degli aspetti che mi mancherà di Conte: la sicurezza di avere un personaggio che sa quando spingere e quando rallentare. Per i tifosi è diverso, perché il tifoso diventa spesso la vittima del sistema quando non va bene, quindi alleggerire il carico può aiutare a vivere meglio la situazione".

Chi vedi più lontano dal Napoli tra i giocatori a fine ciclo?

"Io penso che nella vita esistano cicli che vanno chiusi per rinvigorirsi, quindi, se fossi un dirigente del Napoli, cercherei sistemazioni per tutti questi giocatori che hanno dato tanto, accompagnandoli con il tappeto rosso, però cercando nuove soluzioni altrove. Anche per tutti quelli che hai nominato farei un pensiero, e anche su altri, se arrivassero offerte importanti, perché il calcio è in continua rigenerazione e io sono per un rinnovamento equilibrato".


Giuseppe di Vaio a Napoli nel Mondo
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