Pappadà sul colpo del Napoli: "Se in giornata, pensi sempre accada qualcosa"
Raffaele Pappadà, telecronista di Radio Serie A Tv, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).
"Hojlund? È un giocatore che sta apprendendo cose diverse. A Bergamo avevamo già intravisto grandi possibilità, ma Conte ha lavorato proprio su quelle. Allo United, invece, la richiesta tecnico-tattica era molto diversa e probabilmente non conforme alle caratteristiche di Rasmus Højlund.
Lui è bravissimo ad attaccare la profondità, ha un grande impatto fisico e sa aprire spazi per i compagni. In Inghilterra gli è stato spesso chiesto di venire incontro, di dialogare di più con la squadra. Alla fine, le fortune e le sfortune di un calciatore dipendono molto dalla coincidenza tra le caratteristiche della squadra e quelle del singolo".
Il Napoli è penultimo per numero di sostituzioni effettuate e per media minuti giocati dai subentranti. Secondo te è una gestione anacronistica, considerando i cinque cambi, oppure una scelta efficace?
"Credo che ci stiano entrambe le posizioni. Quando gli infortuni sono due, tre, quattro, possiamo parlare di sfortuna. Quando diventano così tanti, nel 2026 è impossibile non farsi delle domande. Fa parte del lavoro degli staff, che conoscono benissimo questi rischi e questa responsabilità: è una concausa di fattori, quindi non possiamo addossare tutto solo a questo aspetto. Però è anche vero che, con un tasso di infortuni così alto, una riflessione va fatta. Forse è mancata anche una gestione più ampia della rosa, una maggiore valorizzazione di tutti i calciatori".
Conte tende a fidarsi molto dei suoi fedelissimi: può essere un limite?
"È un suo approccio storico. Ha un rapporto diretto e speciale con alcuni giocatori, e questo in certe situazioni può darti tantissimo. Basti pensare alla scorsa stagione, quando il Napoli ha compiuto una vera impresa vincendo lo Scudetto. È vero che la squadra era forte, ma rispetto all’Inter, per numero e qualità di giocatori, restava comunque un’impresa enorme. Quest’anno, con una rosa più larga e rinforzata, gli infortuni e il fatto di fidarsi sempre degli stessi — magari “premendoli” un po’, se vogliamo usare questo termine — possono aver avuto ricadute anche sull’incidenza degli infortuni".
A proposito di rosa allargata: a gennaio il Napoli ha preso Giovane e Alisson Santos. Che contributo ti aspetti? Partiamo da Giovane, che conosci meglio.
"Sì, mi concentro su Giovane perché l’ho visto e commentato più volte da vicino. La percezione che ho sempre avuto è quella di un ottimo giocatore, uno che da un momento all’altro può “togliere il tappo” che finora lo ha limitato dal punto di vista realizzativo. Ha grande qualità tecnica, coraggio, intraprendenza. Quando è in giornata, hai sempre la sensazione che possa succedere qualcosa. Ora deve fare un salto importante, che non è scontato né obbligato. Ma lavorare con Conte, con compagni più forti e in un contesto di alto livello non deve per forza spaventare. Spesso accade il contrario: sei portato a tirare fuori tutte le risorse che hai. E io credo che Giovane, per talento e qualità tecniche, ne abbia davvero tante".
In chiusura, un bilancio del campionato: l’Inter tornerà a giocare la Champions, mentre Napoli e Milan non avranno l’Europa. Questo può incidere sulla classifica finale?
"Dipenderà molto da quanto e come andrà avanti l’Inter in Europa. Le competizioni europee prima o poi presentano il conto in termini di stanchezza, ma parliamo soprattutto da quarti e semifinali in poi. Prima, onestamente, le grandi squadre hanno rose costruite per il doppio impegno. È vero che l’Inter in questo momento ha alcune assenze importanti, ma il vantaggio sul Napoli mi sembra consistente. Cinque punti sono un margine rilevante, ma tutt’altro che definitivo. Non considero il campionato chiuso".