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Perinetti: "Non giudicate Conte per le parole! Sterling? Out da tempo e Conte vuole intensità..."

di Pierpaolo Matrone

Giorgio Perinetti, dirigente sportivo, è intervenuto nel corso di "Pausa Caffè" sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android): “Capisco l’amarezza, perché la Champions è una competizione straordinariamente importante. Però credo che il percorso di quest’anno sia stato segnato in modo troppo evidente dalle assenze, che vengono dimenticate troppo facilmente quando si guarda solo al risultato. In Champions già le squadre italiane fanno fatica tutte; se poi ti manca mezzo organico o anche di più, è chiaro che le differenze si notano. C’è un livello di intensità e di partecipazione che oggi appartiene soprattutto ad altri campionati: se guardiamo le qualificate, ci sono tante inglesi e poi il Bayern. L’Italia resta agganciata con Inter, Juventus e Atalanta, ma non domina questa manifestazione. In questo contesto, giocare con una rosa decimata rende le difficoltà enormi. La delusione è comprensibile, ma nasce da una situazione molto complessa e difficile da prevenire”.

Un ascoltatore diceva che Lang poteva essere ceduto più avanti. Ma se un club come il Galatasaray dice “o adesso o niente”, quanto è complicato gestire queste trattative?
“Il Galatasaray è una società di grande tradizione e di grande forza. Quando vuole un giocatore, lo vuole subito. Noi in Italia facciamo il mercato a gennaio, spesso aspettando l’ultimo momento; altrove invece si cerca di avere i giocatori immediatamente. Loro hanno detto chiaramente: lo vogliamo ora, non tra settimane. In questi casi il rischio di dover fare salti nel buio c’è sempre, ma bisogna anche capire che certe pressioni sono difficili da reggere”.

In carriera le è mai capitato di affrontare un’emergenza di infortuni come quella del Napoli? E cosa si può fare in questi casi?
“Quello che sta succedendo quest’anno è talmente eccezionale che è difficile perfino commentarlo. Già quando mancano due o tre titolari, una squadra va in sofferenza: chi rientra non è mai al meglio e con un calendario così fitto anche tre assenze pesano tantissimo. Leggo che all’Inter l’assenza di Barella per tre partite viene giustamente evidenziata. Al Napoli, in casi simili, le assenze sono state anche di sette-otto gare. È normale che poi salti tutto. Il Napoli ha probabilmente mancato qualcosa nelle prime partite, quando aveva meno problemi, e ha perso gare che andavano affrontate diversamente. Poi ha pagato. Non è stato il Chelsea a eliminare il Napoli: è stato Joao Pedro con due gol fantastici. Ma il Napoli ha fatto una partita importante, soprattutto considerando l’emergenza. E da queste situazioni esce anche qualcosa di buono: penso a Vergara, che ha stupito tutti. Certo, manca il risultato finale e questo porta delusione, ma è una delusione figlia di una realtà davvero difficile da gestire”.

A proposito di Vergara, che ne pensa dell’idea di introdurre più giovani obbligatoriamente in campo?
“Io anni fa proposi un’idea diversa, che purtroppo è caduta nel vuoto: un gentleman agreement tra i presidenti, non una norma imposta dall’alto, per stabilire che nei campionati giovanili debbano esserci sempre almeno otto giocatori italiani in campo. Questo permetterebbe ai nostri giovani di formarsi davvero, senza escludere la possibilità di far giocare anche tre o quattro stranieri. Oggi invece vediamo Primavera con undici stranieri, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: basta pensare al dato delle poche reti italiane in Champions”.

Lei ha lavorato con Conte: quanto era esigente sul mercato già ai tempi del Siena?
“Conte è sempre stato chiaro, netto e funzionale. Dice esattamente quello che gli serve e si augura che arrivi un giocatore adatto al suo modo di concepire il calcio. Pretende disponibilità al lavoro, alla fatica, al sacrificio per il gruppo. Noi giudichiamo troppo gli allenatori per quello che dicono in conferenza stampa, con simpatie o antipatie. Invece andrebbero giudicati per il lavoro che fanno sul campo, per quanto migliorano i giocatori e per quello che costruiscono nel club”.

Ultima domanda di mercato: Sterling sarebbe un profilo adatto a Conte?
“È fermo da molto tempo e questo non può essere casuale. Le qualità tecniche di Sterling le conosciamo tutti, ma bisogna capire se può reggere l’intensità che Conte pretende. Potrebbe dare qualcosa dal punto di vista tecnico, se ha anche la giusta motivazione mentale, ma resta il dubbio sulla condizione fisica e sui tempi necessari per metterlo in linea con le richieste dell’allenatore”.

In conclusione, che giudizio dà sul momento del Napoli e su Conte?
“Ci sono sempre momenti alti e momenti bassi. Se quattro o cinque squadre competono per lo scudetto e per la Champions, non può essere una passeggiata. Conte va giudicato per il lavoro, non per quello che dice in sala stampa. Napoli è una piazza che divide molto sul risultato, e questo mette una pressione enorme. Ma sono convinto che Conte ricompatta il gruppo e cercherà di chiudere il campionato nel miglior modo possibile”.


Giorgio perinetti a Pausa Caffè
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