Pistocchi: "37 infortuni, ovvio si discuta la preparazione! Conte stressa troppo i calciatori"
Maurizio Pistocchi, giornalista, è intervenuto nel corso di "Pausa Caffè" sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android): “Vedo calcio dagli anni ’70 e trovo che la gestione di Conte, in alcune situazioni, sia mentalmente difficile da sopportare per certi giocatori. Quando vedo un allenatore che per tutta la partita dà continuamente indicazioni su cosa fare, come muoversi, dove andare, anche con toni piuttosto accesi, mi chiedo se nel rapporto didattico tra allenatore e giocatori ci sia qualcosa che non funziona. Un tecnico di club ha i calciatori tutta la settimana. Non è un selezionatore della Nazionale. Con il lavoro settimanale dovrebbe mettere in campo una squadra che sa cosa fare. Se questo non succede, o i giocatori non sono all’altezza oppure l’allenatore non riesce a trasmettere tutto. Non credo che Conte non sia capace di insegnare, ma questo suo atteggiamento continuo rischia di mettere i giocatori nella condizione psicologica di avere paura di sbagliare”.
Lo scorso anno però Conte ha vinto lo Scudetto. È cambiato qualcosa? “Ricordiamo che iniziò con il 3-5-2, poi dopo un avvio difficile a Verona cambiò sistema tornando a un impianto che i giocatori conoscevano meglio. C’era una base solida che aveva vinto con Spalletti e lì il campionato cambiò completamente. Detto questo, è stato uno Scudetto vinto ‘di corto muso’, non con largo margine. Io ho la sensazione che nell’idea di calcio di Conte ci sia più verticalità rispetto al Napoli di Spalletti o di Sarri. Questo comporta molte accelerazioni, tante corse di 20-30 metri anche senza palla. Se fai otto scatti così in una partita, dal punto di vista muscolare sei a rischio”.
E qui entriamo nella questione infortuni. “Il Napoli ha avuto 37 infortuni complessivi. È vero che molti non sono prevedibili: quelli ai tendini, le pubalgie, gli infortuni traumatici come quelli di Di Lorenzo o Neres. Però una parte è muscolare. E allora la domanda sulla preparazione è legittima: può aver inciso? È stata calibrata nel modo giusto? Conte è uno dei migliori allenatori in circolazione, ma come tutti ha dei limiti. Probabilmente il suo limite è caratteriale: questa ossessione per la vittoria si traduce in un peso mentale molto forte sui giocatori. È successo alla Juventus dopo tre anni trionfali, quando diversi calciatori tirarono un sospiro di sollievo alla sua partenza. È successo al Chelsea: me lo raccontò un giocatore di quella squadra, molti andarono dal presidente a dire ‘o lui o noi’. Quando gestisci campioni che guadagnano 10-11 milioni l’anno, la gestione delle personalità è fondamentale”.
Terza questione: gli arbitri e il caso Manganiello. Parte della piazza si sente penalizzata. “L’errore c’è stato, ma definirlo clamoroso mi sembra eccessivo. I due giocatori andavano a velocità relativamente bassa, il fallo si poteva valutare anche come ammonizione. Non è un errore macroscopico. Quello che bisognerebbe evitare è essere eccessivamente critici durante la partita. Gli arbitri sono una categoria compatta, guardano, sentono, si segnano tutto. Non è giusto, ma è umano. Il Napoli ha diritto di lamentarsi per alcuni errori, che io ho sempre evidenziato, ma bisogna anche saper gestire la stagione”.
In conclusione, quale deve essere ora l’obiettivo del Napoli? “Sono successe troppe cose quest’anno: tanti infortuni, tanti episodi sfortunati. È un’annata quasi irripetibile sotto questo profilo. Però adesso bisogna ragionare sull’obiettivo principale: la Champions League. Per me il Napoli ci andrà sicuro. Io all’inizio dicevo che il Napoli era il grande favorito perché era la squadra campione d’Italia. Oggi bisogna guardare avanti, mettere da parte polemiche e concentrarsi su ciò che è ancora possibile raggiungere. E l’obiettivo è chiarissimo: tornare in Champions”.