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Pochesci difende Conte: "Chi lo mette in discussione è folle! Napoli non la più forte..."

di Pierpaolo Matrone

Sandro Pochesci, allenatore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB: "I tifosi ricordano chi vince, non come si vince. Il calcio è spettacolo, sì, ma solo se porta risultati. Nessuno si ricorda di chi gioca bene senza vincere. Ti faccio un esempio: puoi dominare 89 minuti, poi subisci gol all’ultimo e tutti ricordano quello. È la legge del calcio. E poi non è vero che Conte gioca male: è un allenatore pragmatico, punta sulla concretezza".

Quindi la bellezza del gioco passa in secondo piano?
"Allenatori che hanno unito spettacolo e vittorie sono pochissimi, come Arrigo Sacchi o Pep Guardiola. Gli altri, da Giovanni Trapattoni a Marcello Lippi fino a Carlo Ancelotti, hanno costruito i loro successi sulla concretezza. A Napoli magari si apprezza anche chi non vince, ma alla fine ti ricorderai sempre di chi porta i trofei".

Conte è davvero così criticabile?
"Assolutamente no. È uno degli allenatori più vincenti in Italia. Il Napoli non era la squadra più forte eppure ha vinto uno Scudetto e oggi è secondo. C’è un’Inter più attrezzata, quindi quello che sta facendo Conte è straordinario. Metterlo in discussione è follia".

Il Napoli segna poco: è un limite strutturale?
"Le squadre di Conte, come quelle di Allegri, puntano molto sulla compattezza. Sono allenatori che pensano prima a non prendere gol. L’1-0 per loro è un risultato perfetto. Non vedrai mai cinque o sei uomini in area: l’equilibrio viene prima di tutto. Poi è chiaro che servono giocatori di qualità per segnare, e al Napoli qualcosa in questo senso è mancato".

Può crescere il peso offensivo in futuro?
"Può migliorare, ma sempre mantenendo quell’equilibrio. Conte lavora molto sui reparti, meno sulle individualità. I tre davanti devono essere supportati dai centrocampisti, ma senza perdere compattezza. È una filosofia precisa".

Sul calcio italiano e la Nazionale, cosa non funziona?
"Il problema è strutturale. Decidono persone che non hanno vissuto il calcio giocato. Servono ex calciatori, gente di campo, non solo dirigenti. Inoltre il sistema fiscale favorisce l’acquisto di stranieri e penalizza gli italiani: così i giovani non giocano. E poi il calcio è diventato elitario, con costi altissimi per le famiglie. Bisogna rifondare tutto il sistema, partendo dalla base".


Sandro Pochesci a Pausa Caffè
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