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Ravezzani: "Conte fa sempre così, vince e poi evidenzia i limiti del club prima di andar via"

di Arturo Minervini

Fabio Ravezzani, direttore di TeleLombardia, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.

Che cosa rappresenta oggi Antonio Conte per il Napoli e per il calcio italiano?

"Conte è un grande personaggio, lo conosco dai tempi della Juventus e anche da calciatore. Però oggi, per il Napoli, mi verrebbe da dire che rappresenta un problema: è un allenatore che tende sempre ad attribuire i successi a sé stesso e, quando non vince, alle condizioni non adeguate create dalla società".

Perché lo definisci un allenatore “problematico”?

"Perché pretende sempre giocatori importanti, spesso già esperti, e condizioni ideali per vincere. Le società, pur di averlo, inizialmente accettano, ma poi emergono i limiti economici. A quel punto lui tende a scaricare le responsabilità sul club, dicendo che non è all’altezza. Schema che si è già visto in passato? Sì, è una dinamica che si è ripetuta spesso nella sua carriera, in Italia e all’estero. Arriva, vince o prova a vincere, poi evidenzia i limiti del club e nel giro di uno o due anni va via, spesso lasciando polemiche".

Credi che con De Laurentiis sarà difficile trovare un punto d’incontro?

"Sì, perché Conte resterà irremovibile. Non è uno che si adatta dicendo “capisco le difficoltà”. Continuerà a chiedere il massimo, anche se il Napoli dovrà già investire molto solo per confermare la rosa attuale".

Conte ha detto che “il secondo posto è il primo dei perdenti”: cosa ne pensi?

"È una frase che non condivido, la trovo triste e antisportiva. Non si compete solo per vincere, ma per fare bene. Arrivare secondi, terzi o quarti può comunque rappresentare una grande stagione. Il Napoli ha una sua dignità sportiva: alterna grandi stagioni ad altre meno brillanti. I tifosi sono maturi e sanno accettarlo. Quindi non serve necessariamente Conte per vincere. Serve programmazione, scelte giuste sul mercato e anche un po’ di fortuna. Il Napoli ha già dimostrato di poter vincere, come con Spalletti.

Che senso hanno allora le ultime partite se “non cambia nulla” tra secondo e quarto posto?

"È una domanda giusta. Un messaggio del genere rischia di togliere motivazioni a tifosi e ambiente. Invece bisognerebbe valorizzare ogni risultato e dare stimoli fino alla fine. Conte molto raramente fa autocritica. Eppure, per esempio, non qualificarsi nemmeno agli spareggi degli ottavi contro squadre più deboli dovrebbe portare a qualche riflessione".

In sintesi, qual è il limite principale di Conte?

"L’idea che o si vince o tutto il resto non conta. E la pretesa che, per vincere, il club debba sempre sostenere costi elevatissimi. Questo, nel lungo periodo, non è sostenibile per molte società".


Fabio Ravezzani al bar di tutto Napoli
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