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Renica: "Infortuni perché si gioca troppo? No, allora con Spalletti come si faceva?"

di Fabio Tarantino

Alessandro Renica, ex difensore del Napoli, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).

"Giovane? Sembra un giocatore molto interessante. L’ho visto qui a Verona fare partite importanti e credo che ora bisognerà vedere come si ambienterà. Le qualità però le ha, è un giocatore molto utile per caratteristiche al Napoli attuale. Credo sia un acquisto interessante, poi sarà sempre il campo a dire il suo reale valore, su questo non c’è dubbio".

Secondo te lo scudetto è davvero difficile? Vedi l’Inter molto più avanti, al di là della classifica? "La vedo più avanti soprattutto per due motivi. Il primo non sono tanto i punti, che comunque non sono pochi, ma soprattutto gli infortuni del Napoli. Bisogna capire chi riuscirà a recuperare. Questo oggi è il problema più grosso. La rosa del Napoli è forte e competitiva, ma se non hai certi giocatori a disposizione diventa difficile pensare di lottare per lo scudetto. Se invece li recuperi, e bisogna vedere come li recuperi, allora puoi anche rientrare. Ad oggi però credo sia complicato, perché il Napoli ha troppi giocatori importanti fuori. Il calcio è semplice: se non hai giocatori di qualità, non puoi fare nulla. Il calcio è fatto soprattutto dai calciatori che vanno in campo, con le loro qualità, abilità, determinazione e volontà, più che da altri fattori".

Infortuni perché si gioca troppo? "No, io non credo affatto al fatto che si giochi troppo. L’ho studiato anche durante il mio corso da allenatore a Coverciano: il miglior allenamento per un calciatore è la partita. Dire che si gioca troppo significa non capire il calcio. Guardiamo l’Inghilterra: giocano tre partite a settimana da una vita eppure in Champions League ci sono cinque club inglesi nella parte alta della classifica. Il vero tema è il lavoro settimanale: che tipo di lavoro fai durante la settimana. Parlo anche per esperienza personale, sia da calciatore che da allenatore. Avere così tanti infortunati come il Napoli è qualcosa di inspiegabile. Già l’anno scorso c’era il problema del soleo, quest’anno si parla di retto femorale e altro ancora. Con Spalletti si giocava spesso, si arrivò ai quarti di Champions League uscendo immeritatamente col Milan e si vinse il campionato alla grande. Guardiola disse che il Napoli era l’avversario che temeva di più. Quella squadra era intensissima, ingiocabile, eppure non aveva tutti questi problemi".

Che succede a Buongiorno? "È difficile entrare in queste dinamiche se non vivi il quotidiano. Partiamo da una premessa chiara: Buongiorno è un grande difensore, lo ha dimostrato lo scorso anno e anche all’inizio di questa stagione. Proprio perché è un grande giocatore, sorprende vederlo in difficoltà. Ma può capitare in una carriera. Non deve diventare un capro espiatorio, sarebbe un errore. Detto questo, qualcosa che non va si vede. Quando sbagli i tempi di intervento significa che non sei tranquillo, non sei lucido. Io ricordo una partita in cui Buongiorno non fece toccare palla a Osimhen, e sappiamo tutti che attaccante è Osimhen. I suoi valori non si discutono. Probabilmente l’infortunio grave dell’anno scorso ha inciso sulla continuità, sul ritmo partita e sui tempi di gioco. Forse sente pressione, forse un po’ di sfiducia. Quando intervieni sbagliando il tempo, non è da lui. Lui sa quando entrare, sa leggere il momento giusto. Questo nervosismo porta a situazioni pericolose, come abbiamo visto anche nell’episodio del rigore contro il Copenhagen. Ma tornerà, ne sono convinto. Il Napoli ha acquistato un grande centrale".


Alessandro Renica a Pausa Caffè
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