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Savoldi esalta Hojlund: "Il '9' moderno perfetto! Atalanta? Non guardate solo i risultati"

di Pierpaolo Matrone

Gianluca Savoldi, ex attaccante, è intervenuto nel corso di Pausa Caffè, trasmissione sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android): “È un anno complicato soprattutto per i tifosi bergamaschi, e direi che è normale. Gian Piero Gasperini ha allenato l’Atalanta per nove anni, lasciando un segno profondissimo: chiunque arrivi dopo di lui difficilmente potrà mettere tutti d’accordo. La società ha provato a proseguire su quella linea, prima individuando un profilo molto vicino a Gasperini e poi affidandosi a Raffaele Palladino, che secondo me sta comunque facendo un buon lavoro”.

Dove sono nate allora le difficoltà maggiori?
“Più che di risultati parlerei di percezione. A livello di prestazioni l’Atalanta non è mai stata troppo distante da quello che faceva prima, ma sono mancate continuità e fortuna. Alcune scelte forti, come mettere in secondo piano De Roon, non hanno aiutato il feeling con lo spogliatoio, come lo stesso giocatore ha fatto capire in alcune interviste. È chiaro che l’eredità di Gasperini pesa tantissimo”.

La gara di Dortmund ha acceso nuove critiche…
“Sì, soprattutto per alcune scelte considerate troppo prudenti: esterni molto difensivi e una punta isolata. È stato letto come un atteggiamento rinunciatario, ma io vado oltre. Il problema vero è stata la poca mobilità, meno rotazioni offensive rispetto al passato. Non solo una questione di coraggio, ma di prevedibilità: l’Atalanta ha creato davvero poco, e questo è l’aspetto più preoccupante”.

È un limite strutturale o contingente?
“Direi contingente. È normale che dopo nove anni con Gasperini si perda qualcosa in termini di letture e soluzioni improvvise. I suoi allievi provano a replicare certi meccanismi, ma Gasperini aveva la capacità unica di inventarsi sempre qualcosa di nuovo. Oggi l’Atalanta ricalca il recente passato, però solo a strappi, senza continuità”.

Quanto pesano infortuni e mercato?
“Molto. All’inizio Juric ha lavorato senza 4-5 titolari della finale di Dublino: mancavano Kolasinac, Ederson, Scamacca, Lookman. Oggi la situazione è diversa, ma pesano comunque l’addio di Lookman e gli stop di De Ketelaere e Raspadori. Sono scusanti oggettive, anche per spiegare perché non si vedano spesso due o tre punte insieme”.

Arriviamo alla sfida col Napoli: che partita ti aspetti?
“Mi aspetto una gara molto intensa dal punto di vista del pressing. Napoli e Atalanta sono due squadre che sanno pressare molto bene, pur con codifiche diverse. Il Napoli va forte sull’uomo in zona palla, ma lontano dall’azione tende a restare più compatto. Sarà una partita giocata molto sui duelli”.

Chiudiamo con Højlund: quanto è cresciuto rispetto ai tempi di Bergamo?
“Già a Bergamo si vedevano numeri straordinari: fame, rabbia, grande senso del gol. Gasperini lo ha consacrato, poi l’esperienza all’estero lo ha completato. Ora sta dimostrando di reggere il peso di una piazza come Napoli senza problemi. È l’attaccante moderno perfetto: prima punta, ma capace di muoversi, fare sponda e attaccare la profondità. Se lo marchi male, sul lungo ti ammazza. Va preso sul lato palla e in anticipo. Per me è uno dei centravanti più forti in circolazione”.

Che partita sarà, allora?
“Una partita bella, intensa e molto interessante. Decisa dai dettagli, dall’intensità e dalla capacità di vincere i duelli”.


Gianluca Savoldi a Pausa Caffè
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