Scarnecchia: "Bravo Vergara, non solo talento ma tanta personalità"
Roberto Scarnecchia, ex Napoli e Roma, oggi chef stellato, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi seguire sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o per Android), qui sul sito anche in video.
Come immagini l’avvicinamento a Napoli-Roma? Che tipo di partita ti aspetti?
"Innanzitutto sono due grandi squadre, che stanno dimostrando di essere pretendenti almeno per un posto in Champions League, quindi è davvero un bel derby del Sud. È chiaro che il Napoli l’affronta ridimensionato nei numeri perché, con tutti questi infortuni, Conte sta facendo i salti mortali. Ecco spiegato anche un po’ di nervosismo dell’allenatore: già di natura è un peperino e, a livello psicologico, in questo momento è tartassato dagli infortuni e sta giocando praticamente con mezza squadra. Ha comunque una rosa importante, perché De Laurentiis ha lavorato bene in questi anni. Il Napoli arriva quindi più incerottato della Roma, che a sua volta ha qualche problema ma ha fatto due acquisti importanti nel mercato di gennaio. Mi aspetto una partita da tripla: i valori sono molto simili."
Che calciatore stai vedendo in Vergara? È anche un segnale per gli altri?
"Quando ci sono infortuni, purtroppo, dall’altra parte c’è anche un lato positivo: tanti ragazzi possono entrare in campo e dimostrare il loro valore. È successo anche a me: avevo 18 anni, mezza squadra era infortunata e all’Olimpico, contro il Milan, alla Roma, Liedholm mi buttò dentro perché non c’era nessuno. Da lì è iniziata la mia carriera. Da una cosa negativa può nascere qualcosa di positivo. Vergara è un ragazzo interessantissimo, ha personalità. È diverso dall’ala classica come ero io: parte largo ma rientra molto, copre quasi tutto il fronte offensivo. Ha personalità ed è positivo anche in prospettiva Nazionale. Può dare tanto al Napoli e in generale al calcio italiano. Fa ancora qualche errore di gioventù, ma è normale. È entrato con grande personalità in una squadra di prima fascia, dove responsabilità e attenzione sono massime. Complimenti a lui."
Quanto ti rivedi in un giocatore come Vergara?
"Sicuramente a livello di caratteristiche e personalità siamo simili. Anche io ho esordito molto giovane, anche se quarant’anni fa il contesto era diverso. In lui e in tanti ragazzi italiani che hanno esordito negli ultimi anni mi rivedo molto: rivedo le emozioni dell’esordio e l’inizio della programmazione di una carriera. È un ragazzo destinato a fare un’ottima carriera."
Se Napoli-Roma fosse un piatto, quale sarebbe?
"Userei sicuramente il pomodoro del Vesuvio, il piennolo, che non ha bisogno d’acqua perché nasce su un terreno vulcanico e argilloso, ed è molto resistente. Lo abbinerei a qualcosa di tradizionale italiano: basilico, aglio. Un piatto semplice, una pasta fatta con i piennoli che richiami Campania e Lazio. Naturalmente rigorosamente al dente."
Come si passa da una carriera da calciatore ad alti livelli a quella di chef stellato?
"Facciamo una premessa: al di là della Stella Michelin, arrivata nel 2012, la passione per la cucina nasce prima del calcio. A 7-8 anni ero già in cucina con mia madre e mia nonna. Ho portato avanti entrambe le passioni. A 30 anni il calcio finisce, ma sei ancora giovane e puoi reinventarti. Sono stato fortunato e sicuramente aiutato dal Signore, perché non è comune fare due carriere di successo. Il mio successo deriva dalla passione: ho chiuso una fase che mi faceva stare bene e ne ho iniziata un’altra che mi fa stare altrettanto bene. Oggi faccio l’executive chef: oltre ai fornelli quando serve, mi occupo di menù, piatti, ingredienti, organizzazione della brigata. Abbiamo otto ristoranti e circa 160 dipendenti, di cui una settantina in cucina. È un altro tipo di lavoro, molto complesso. A chi vuole fare il cuoco dico: studiate la materia prima. Se non conoscete gli ingredienti, da dove nascono, com’è fatta una spiga o una pianta di melanzane, è difficile fare una carriera importante."