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Serie A a 16 squadre? Pastore su ADL: "Ottima idea, ma non accadrà mai"

di Fabio Tarantino

Il giornalista Giuseppe Pastore è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.

Un Gattuso non all'altezza delle scelte. Perché?

"Eh, perché le scelte sono state sbagliate, non incoerenti. Attenzione: Gattuso, parto dalle convocazioni, sceglie questo gruppo a novembre dopo quelle sei partite da cui erano nate indicazioni interessanti, a parte l'ultima con la Norvegia. Dice: questi saranno i 26 con cui mi giocherò il playoff. E questa scelta lui la porta avanti, con la poetica e con la politica delle cene, degli incontri, del gruppo. E convoca anche giocatori un po' ai margini in questo momento in campionato. Penso a Raspadori, a Scamacca che è infortunato. Lascia fuori giocatori come Bernardeschi o come Zaniolo, che per carità non sono Mbappé, ma comunque sono più in forma. E si prende questa responsabilità: io vado con i miei, perché il gruppo in una nazionale conta molto. Va bene, affrontavamo partite non ingiocabili. Se però poi, alla prova dei fatti, è proprio il gruppo che lo tradisce. Perché i giocatori che ha portato contro la logica non giocano mai. Tra Raspadori, Cambiaghi e Scamacca fanno praticamente zero minuti. Altri sono assolutamente fuori condizione, come Retegui, che fa due partite da titolare. Altri giocano fuori ruolo, perché Bastoni centrale nella difesa a tre l’Inter non l’ha mai schierato in cinque anni. Non si capisce perché, per farlo coesistere con Calafiori, manco fossero Nesta e Cannavaro, bisogna snaturare sia l’uno che l’altro. Anche Calafiori gioca uno sport diverso rispetto a quello che gioca con l’Arsenal. Di Marco è un ottimo esterno a tutta fascia, ma quando gioca nell’Inter quasi non entra mai nella sua metà campo. Sta solo di là. Quando deve difendere, è quello di Monaco, PSG e Inter. E ieri il livello era molto più basso di PSG e Inter, e comunque è stato in grande difficoltà. Sono tutte cose che mi sembra persino ovvio ribadire: un CT arrivato a questa finestra con dichiarazioni del suo staff che dicono 'abbiamo visto 300 partite, siamo sul pezzo da mesi', mi ha lasciato molto perplesso. Penso che un’analisi della sconfitta che comprende tutte le componenti del calcio italiano debba per forza comprendere anche la gestione tecnica."

Secondo te da dove si deve ripartire?

"È facile per un ministro dello sport oggi invocare l’anno zero. Il 98% degli italiani ha un’opinione negativa di Gravina. Lì si andrà, ci sarà sicuramente un avvicendamento. Il decoro istituzionale voleva che Gravina ieri presentasse le dimissioni, così non è stato: verrà fatto dimettere, se non oggi tra una settimana o tra venti giorni. Si deve ripartire, al di là dei nomi che non mi vengono in mente. L’ultima elezione federale Gravina non aveva avversari, quindi non c’è già qualcuno pronto. Così come CT della nazionale è difficile identificarne uno all’altezza. Però si deve ripartire da principi che in parte stiamo già applicando a livello giovanile, perché nonostante i risultati non arrivino, le giovanili italiane più o meno funzionano. Il problema è che quel talento che dimostriamo a livello Under 17 e Under 19 viene disperso. Abbiamo vinto un Europeo Under 19 due o tre anni fa, parlo di Kayode che segnò il gol decisivo nella finale del 2023: oggi è in Premier League ma non gioca in nazionale. Quel talento si perde perché il nostro calcio ad alti livelli è un calcio di tattica, di calcolo, di paura, di gestione. Lo vedi anche ieri: sull’1-0 con la Bosnia il portiere perde tempo al quarantesimo del primo tempo. È una scena simbolo. La mezz’ora tra l’1-0 e l’intervallo è la cosa peggiore di queste partite. Quello che viene dopo è la conseguenza. La paura non ci fa pensare positivo. Leggerezza e coraggio sembrano parole retoriche, ma in campo significano attaccare, rischiare, cercare gli esterni, che oggi tutte le nazionali di alto livello hanno. Noi siamo aggrappati a Politano, Zaccagni, Cambiaghi: giocatori che non danno risalto alla nazionale."

Frase di De Laurentiis?

"Il calcio italiano è in mano a persone che in questo momento non sanno trattarlo e lo stanno distruggendo. Adesso parte il tiro a Gravina, uno sport nazionale prevedibile. Ma i presidenti di Serie A fanno parte del problema: è una categoria che non fa sistema. Non dico che ci voglia l’NBA, ma la Premier League nasce da una presa di coscienza collettiva. Qui non vedo nessun presidente capace di prendere a cuore le sorti del calcio e della nazionale. Non prendiamoci in giro: De Laurentiis non diventa il grande leader. In questi giorni tutti daranno la loro ricetta. Lui è qualificato perché fa calcio bene, ma è anche espressione di un calcio di club che pensa ai propri interessi. Ha detto che farebbe la Serie A a 16 squadre, ed è una cosa di ottimo senso, ma non si farà mai. Il sistema di voto della Lega lo impedisce. O arriva una presa di coscienza totale, oppure continueremo a ripetere queste cose. Ci sono però segnali positivi nel calcio giovanile, con dirigenti poco noti che lavorano bene. Ma poi arrivano i discorsi di pancia dei presidenti che hanno affossato il sistema per anni".


Giuseppe Pastore a Cronache Azzurre
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