Vicedir. Tmw: "Gattuso soluzione d'emergenza e ti giocavi il Mondiale..."
Lorenzo Di Benedetto, vicedirettore di Tmw, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB:
Gattuso è stato davvero la scelta giusta per la Nazionale italiana?
"Il problema fondamentale è che ci siamo ritrovati, dopo l'ennesimo caos fatto dalla federazione, a non sapere a chi affidare la panchina dell'Italia in un momento in cui c'era da giocarsi praticamente tutto. Si è puntato su Gattuso, non dico perché sia stato l'unico a dire di sì, ma perché comunque ci voleva qualcuno attaccato tantissimo alla nostra nazionale dopo ciò che era successo con Spalletti, dopo l'addio di Spalletti, dopo un 3-0 con la Norvegia. Quindi non è che avesse fallito qualcosa di clamoroso, a parte chiaramente l'Europeo fatto in quel modo lì, ma aggiungo anche che non doveva essere certo lui l'unico a pagare, perché le dimissioni di Gravina sono arrivate con molto ritardo rispetto a quanto sarebbe dovuto fare. Detto questo, Gattuso ha dimostrato di non essere stato all'altezza del ruolo che ha dovuto ricoprire, perché adesso stiamo facendo passare la Bosnia come se fosse l'Argentina campione del mondo, però avevamo tutte le possibilità per qualificarci al Mondiale nonostante l'espulsione e tante scelte non hanno convinto. Però ormai tornare indietro non si può e cerchiamo di andare avanti e soprattutto cerchiamo di fare davvero quelle riforme che sono necessarie per il nostro calcio."
Qual è il vero problema strutturale del calcio italiano?
"Il problema fondamentale è che siamo arrivati al momento in cui bisogna agire davvero, perché fino a questo momento, e io parto addirittura dal post Svezia nel novembre del 2017, si è parlato tanto ma poi non si è fatto niente. Non è stato fatto assolutamente niente. Quando Gravina dice che tutti volevano che restasse, lì bisognava fare la domanda: ma chi chiedeva che restassi? E soprattutto bisogna capire perché si è voluta la sua permanenza dopo l'immobilismo che c'è stato. Possiamo parlare di tutto quello che vogliamo, ma non è la prima volta che l'Italia non si qualifica al Mondiale, non è neanche la seconda: siamo alla terza volta e non è stato fatto niente. Quindi per forza di cose bisogna cambiare, bisogna cambiare perché bisogna far lavorare, ma soprattutto bisogna rivoluzionare totalmente il mondo del calcio italiano, che è un mondo morto."
Perché non si riesce a riformare davvero il sistema calcio?
"Certo, bisogna avere delle idee. Ormai lo sappiamo tutti: negli ultimi giorni è riemerso quel dossier di 900 pagine fatto da Roberto Baggio dopo il 2010, quindi stavamo parlando già di una delusione dopo essere usciti ai gironi del Mondiale, che era un principio di crisi da non trascurare. Non era un semplice dossier, erano 900 pagine rivoluzionarie, perché si parlava di database per scovare i talenti, di lavoro sui giovani, concetti che oggi sembrano normali ma 16 anni fa erano innovativi. Si è deciso di lasciare tutto lì: furono stanziati 10 milioni che però non arrivarono mai. E quindi oggi ci ritroviamo, dopo 16 anni, a dover fare i conti con queste batoste. Bisogna far sì che questi diventino solo brutti ricordi, perché stiamo vivendo qualcosa che per la nostra generazione è assurdo."
Com’è cambiata la percezione dell’Italia fuori dai Mondiali?
"Quando l'Italia non si qualificò al Mondiale del 2018 io non ci volevo credere, mi ricordo benissimo quel momento. Tutti ci ricordiamo dove eravamo a vedere la finale del Mondiale 2006. Non è possibile, non è fattibile un Mondiale senza l'Italia. Invece adesso ci siamo quasi abituati e questa è una cosa veramente brutta."