Vlahovic-Napoli? Altamura: “Operazione proibitiva, quasi senza senso per i costi”
Marcello Altamura, giornalista di Cronache di Napoli, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video
Qual è la tua valutazione su Vlahovic e su un suo eventuale approdo in azzurro? “Dusan Vlahovic è un giocatore che in passato mi piaceva molto, ma credo si sia un po’ perso tra infortuni e aspetti anche mentali. Oggi, però, alle condizioni economiche attuali, il discorso cambia completamente: con un ingaggio da circa 6 milioni più bonus e una richiesta che parte da almeno 9 milioni, per il Napoli diventa un’operazione proibitiva, quasi senza senso dal punto di vista economico. È vero che il Napoli ha bisogno di un centravanti di rotazione dopo Højlund, ma ci sono anche altre situazioni da gestire, come Lukaku, che non sarà semplice sistemare, e Lucca, che rientrerà comunque nel discorso tecnico. In questo contesto, credo che Vlahovic possa avere senso solo a condizioni molto favorevoli, con richieste d’ingaggio molto più basse”.
Ultime ore decisive per Allegri al Napoli. Perché la società ha scelto proprio lui? “La scelta di Allegri nasce soprattutto da una valutazione di gestione dello spogliatoio. Il Napoli non è un ambiente semplice, lo abbiamo visto anche con Conte, e serviva un allenatore in grado di tenere insieme un gruppo complesso senza farsi travolgere dalle dinamiche interne. Allegri ha esperienza e personalità per farlo. Detto questo, io personalmente non lo avrei scelto, così come non amo la filosofia di Conte: sono idee di calcio più “speculative”, non sempre in linea con l’evoluzione moderna del gioco. Però può anche rivelarsi una scelta giusta, perché è un grande gestore. L’unica perplessità è la coerenza del progetto: se prima si parla di ringiovanire la rosa e ridurre i costi, come dichiarato dalla società, e poi si sceglie un allenatore come Allegri, che storicamente valorizza soprattutto giocatori esperti, qualche contraddizione emerge. Sarà interessante capire se queste scelte troveranno una sintesi reale sul campo”.
Quindi secondo te c’è stata confusione nella scelta tra gli allenatori? “Sì, almeno un po’ di nebulosità c’è stata. Si è passati da Sarri come prima idea, poi a un ballottaggio tra Allegri e Italiano, che sono due profili completamente diversi per filosofia di gioco. Questo significa che l’aspetto tattico non è stato determinante come altri fattori, probabilmente legati alla gestione economica e alla sostenibilità del progetto. Alla fine, Allegri è un allenatore aziendalista e questo può aver facilitato la scelta”.
Højlund sarà il perno del futuro del Napoli? “Sicuramente sì. Sono molto curioso di vederlo come centravanti puro in un sistema ben strutturato. Ha già fatto vedere buone cose, soprattutto quando attacca la profondità e gioca fronte alla porta. È un giocatore su cui si può costruire, ma deve essere valorizzato nel modo giusto. Anche l’eventuale asse con De Bruyne potrebbe diventare una base importante per sviluppare un Napoli equilibrato ma pericoloso in transizione”.
Cambiando tema, che idea ti sei fatto della nuova Italia di Baldini? “Mi incuriosisce molto. Baldini è un allenatore interessante e credo che in Italia si debba puntare su tecnici così, che lavorano con i giovani. Il problema è che in Italia si dice sempre che mancano i talenti, ma in realtà i giovani ci sono, solo che spesso non vengono messi nelle condizioni di giocare. È un sistema che privilegia troppo il risultato immediato. Questa Nazionale sperimentale può essere un laboratorio importante. Ci sono tanti ragazzi interessanti, e non bisogna avere paura di farli giocare. In Italia spesso si preferisce non rischiare per motivi economici e di classifica, ma così si blocca la crescita del movimento. Io sono curioso di vedere questo progetto, perché può dare indicazioni importanti per il futuro del calcio italiano”.