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Rosso a Kalulu, CorSera: "Dimostrato che Chivu è un allenatore ipocrita come tutti gli altri"

di Antonio Noto

Non solo il rosso a Kalulu che non doveva esserci, anche le dichiarazioni di Christian Chivu nel post-partita di Inter-Juventus continuano a far discutere. Il tecnico dell’Inter aveva dichiarato: «Sarò felice quando vedrò un allenatore chiedere scusa per avere approfittato di un errore arbitrale…», ma quanto accaduto dopo la sfida con la Juventus ha raccontato tutt’altra storia, scrive il Corriere della Sera. L’episodio dell’espulsione di Kalulu ha acceso il dibattito, trasformando una riflessione teorica sulla correttezza in un banco di prova concreto. Chivu, insieme a Marotta e all’Inter – società che spesso detta linea anche sul piano comunicativo – ha mancato un’occasione significativa per distinguersi davvero. Il calcio convive da sempre con le simulazioni e con le zone grigie, ma fatica ad accettare chi ammette apertamente di aver tratto vantaggio da un errore. «Sarò felice quando vedrò un allenatore chiedere scusa per avere approfittato di un errore arbitrale…», aveva detto l’allenatore nerazzurro; trasformare quel principio in gesto, però, si è rivelato molto più complicato.

Nel dettaglio, l’azione che ha coinvolto Alessandro Bastoni e Kalulu ha rappresentato il punto di rottura. Il difensore nerazzurro è caduto a terra dopo un contatto minimo, inducendo l’arbitro La Penna a estrarre il secondo giallo, mentre la Var – bloccata da un protocollo rigido e discusso – non è potuta intervenire. Sarebbe bastato un gesto diverso, una parola chiarificatrice, per evitare l’espulsione dell’avversario; ma quel momento non è arrivato. Nel post partita, invece di riconoscere l’accaduto in coerenza con le sue stesse parole, Chivu ha parlato di «tocco», «il mio giocatore è stato toccato», lasciando intendere che la caduta fosse naturale conseguenza del contatto. Una linea difensiva costruita anche insieme alla dirigenza, con il presidente Marotta, che ha finito per spegnere sul nascere l’opportunità di segnare una svolta culturale. «Parlerò di arbitri quando vedrò un allenatore chiedere scusa ammettendo di avere beneficiato di un errore arbitrale», aveva sostenuto in passato: un’affermazione rimasta, almeno per ora, senza seguito concreto. E viene quasi naturale richiamare le parole di Enzo Jannacci: «ci vuole orecchio». Anche per fare la differenza, conclude il quotidiano.


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