.

PElilLO...NELL' UOVO - Quando il tempismo fa la differenza

di Marcello Pelillo

Il Napoli è pronto a radunarsi con evidenti difficoltà in chiave di calcio mercato. Manca poco alla definizione di un organico già competitivo, ma per completarlo è necessario sfoltire la rosa utile. I magnifici quindici, una rosa ingombrante e composta in parte, dai residui della Serie B, in parte dagli errori di mercato delle annate passate con Bigon chiamato a smistarli prima di acquistare. Gli ingaggi di costoro pesano perchè valutati oltre il loro reale valore frenando, così, l’iniziativa del Napoli sul mercato. Un mercato fermo per la crisi che coinvolge anche il mondo del calcio e che non facilita chi deve cedere calciatori dagli ingaggi sopravvalutati. Un’ osservazione, questa, che fa riflettere sul passato facendo un bilancio con gli affari positivi di Hamsik, Lavezzi e Gargano. Quindici a tre è un risultato poco felice, ma, infondo, solo chi non opera non sbaglia. Un passato tagliato forse troppo tardi dal presidente, poiché il ribaltone andava fatto prima dell’estate, con le casse piene dei 50 milioni che ora non ci sono. Il Napoli aspetta, quindi, danaro dalle cessioni e l’alleggerimento del bilancio dagli ingaggi superflui per acquistare il bomber. Qualcosa lascia perplessi se si pensa, però, allo scorso gennaio. Al Napoli mancava chiaramente un ariete, un elemento più freddo sotto rete la cui assenza è stata decisiva per la lotta al quarto posto. Basta pensare ai tanti 0-0 casalinghi con goal falliti e alle sconfitte interne con Fiorentina e Parma che si potevano chiudere diversamente con un briciolo di freddezza in più sotto porta. Si poteva prendere Luca Toni senza compromettere il bilancio, con la formula del prestito fino a giugno e pagando la metà dell’ingaggio. L’attaccante è andato alla Roma a queste condizioni, soltanto cinque reti in cinque mesi, ma pesanti, come quello della vittoria sull’Inter che ha portato i giallorossi ad un passo dallo Scudetto. Forse Toni avrebbe fatto comodo al Napoli per i 0-0 casalinghi degli azzurri che avrebbero potuto aprire le porte alla Champions. Ci fu una chiusura per i consueti motivi legati al bilancio, agli equilibri dello spogliatoio. Motivazioni giuste e logiche fino a quando non si prova a prendere Toni a giugno e con la stessa formula che avrebbe potuto regalare la Champions al Napoli. Un quarto posto che non sarebbe stato per nulla inutile, perché oggi, infondo, mancano quei dieci milioni in più da aggiungere al budget e assicurati dalla madre delle competizioni europee, per prendere il bomber che manca. Si è trattato di scarso tempismo o di contraddizione? Intanto il popolo partenopeo attende quel poco che manca per fare il salto, mentre Bigon lotta con gli errori del passato per racimolare denaro e chiudere il cerchio. In bocca al lupo direttore…


Altre notizie
PUBBLICITÀ