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PElilLO...NELL' UOVO - Ultimo colpo gobbo al calcio che fu

di Marcello Pelillo

Si è un chiusa una nuova sessione di calcio mercato estiva. Tanti movimenti e colpi inattesi che hanno arricchito l’ultima settimana del mercato italiano. Una settimana che ha dato un ulteriore spintone al calcio che fu, quello d’altri tempi che piace tanto ai tifosi. Ibrahimovic, che è stato il simbolo del ritorno alla vittoria dell’Inter in campo nazionale, passa ai “cugini” del Milan via Barcellona. Gli stessi rossoneri accontentano la concorrente Roma e gli girano Borriello mentre il Napoli cede il napoletano Quagliarella alla “nemica” Juventus. Non c’è più spazio, insomma, per il calcio romantico di altri tempi, quando i presidenti facevano di tutto per non rinforzare una concorrente, quando c’erano le bandiere. Ormai il calcio è una macchina da soldi che viaggia a ritmi serrati senza rendersi conto che la fonte di tutto è il sentimento, la passione del tifoso. Quella del tifoso napoletano è stata senza dubbio la più ferita dall’ultimo mercato. La rete ( internet ) è ricca di forum, pagine, commenti, che sembrano uno sfogo contro l’uomo, la bandiera che lascia la propria squadra per andare a vestire quella dell’avversario più acerrimo, nel senso sportivo del termine. In realtà, lo sfogo ha un’origine diversa, più larga. E’ rivolta all’ennesimo soffio della macchina calcio alla passione che muove milioni di persone a seguire la propria squadra, a riconoscersi dietro ad un simbolo, una maglia. Il calcio è passione, è fantasia, è voglia di comunicare, di condividere un qualcosa con gli altri, attraverso lo strumento dell’appartenenza alla propria squadra. E’ il naturale desiderio di aggrapparsi agli idoli per i bambini, la voglia di sentirsi ancora tali per gli adulti, almeno per novanta minuti. La macchina del calcio, invece, avanza indisturbata e incosciente e il tifoso deve farsi razionale ed accettare le ragioni del danaro. Non devono esistere più bandiere, non deve esistere una sana concorrenza con l’avversario di sempre, negandogli magari qualche calciatore simbolo. E non c'è cosa più semplice che far apparire come unici responsabili i calciatori, il cui comportamento, lontano dalle vecchie bandiere, non è altro che una conseguenza del sistema. Alla faccia del sentimento e della passione che muove tutto il giocattolo e che in tal modo rischia soltanto di appassire. Ma per lasciar svanire la passione ci vuole tempo ed è questo fattore che rende forti ed egoisti i signori del calcio. Un po’ come la storia dell’inquinamento, un problema senza dubbio più rilevante per l’essere umano. E’ il mondo che gira a favore degli interessi di pochi senza guardare al futuro e anche il calcio si adegua.


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