Di Marzio fa i nomi degli allenatori del futuro: ci sono 2 tecnici accostati al Napoli
Nel suo consueto podcast che puoi ascoltare ogni giorno su Tmw e Tuttonapoli, Gianluca Di Marzio parla di quelli che sono gli allenatori del futuro, giovani tecnici che già si stanno mettendo in mostra e che avranno, almeno in teoria, un domani luminoso.
"L'Inter fa la doppietta e complimenti a Cristian Chivu che, devo dire, in questa stagione — ne abbiamo già parlato anche in altri caffè presi insieme — è stato l'allenatore che ha zittito ogni critica. Soprattutto ha proposto un'Inter sempre vincente, ma diversa un po' nell'abito, nell'atteggiamento, nel modo di giocare.
Chivu, allenatore giovanissimo ed ex grande campione, guida un po' una fila di suoi colleghi che hanno più o meno le stesse caratteristiche, perché nell'annata in cui lui vince Scudetto e Coppa Italia, Cesc Fàbregas, altro allenatore che ha cominciato come Chivu da pochissimo, conquista un piazzamento storico per il Como, portando il Como in Europa e, da ieri sera, anche aritmeticamente in Europa League.
Fàbregas, anche lui con idee diverse rispetto a quelle di Chivu, idee innovative, è chiaramente figlio di una carriera straordinaria da giocatore. In questo campionato di Serie A sono tanti gli esempi di allenatori giovani che si sono distinti per qualcosa di diverso, comunque per un'impostazione che incoraggia anche un po' gli allenatori che vengono dalle categorie inferiori. Mi riferisco, per esempio, a Daniele De Rossi, che è subentrato a Genova e ha subito dato un grande impatto, sia dal punto di vista della personalità e del carisma, sia del gioco e della lettura della partita. Anche lui, dopo una grande carriera da giocatore, ha iniziato da poco ad allenare.
Fabio Grosso ha iniziato sicuramente prima rispetto a Chivu, Fàbregas e De Rossi, ma anche Fabio Grosso, con il Sassuolo, ha confermato ancora una volta di essere un allenatore dall'identità forte, un allenatore che raggiunge i risultati attraverso una buona qualità di gioco. Li raggiunge praticamente sempre, perché aveva vinto il campionato col Sassuolo e aveva vinto il campionato col Frosinone: quindi è un allenatore che sa assolutamente centrare i risultati che vengono chiesti da parte del club.
In Serie A ci sono anche altri esempi. Fabio Pisacane, che a Cagliari, nella sua prima stagione da allenatore dopo quella con la Primavera, anche lui ha fatto, a tratti e chiaramente con delle difficoltà, una buona stagione, soprattutto mettendosi in luce per una qualità che è quella della comunicazione: non solo quella esterna, ma anche quella con i giocatori, sicuramente nuova.
Ha spesso parlato di come bisogna comunicare con i ragazzi che oggi hanno interessi diversi, quindi si vede che è uno studioso non solo di calcio, ma anche di risorse umane, di rapporti, di come bisogna gestire uno spogliatoio, perché oggi quella è la caratteristica principale.
Scendendo poi un po' più giù — e non voglio offendere nessuno, ci mancherebbe, tra quelli che magari non citerò — ho visto i play-off di Serie B in queste sere e devo dire che Aquilani e Abate mi hanno colpito per come hanno portato Catanzaro e Juve Stabia a raggiungere l'obiettivo della semifinale play-off.
Abate ha gestito una situazione complicatissima a livello societario, non perdendo mai di vista la rotta, il buonsenso e soprattutto la propria identità calcistica. È un allenatore che era stato esonerato in maniera ingiustificata a Terni l'anno scorso, ha trovato giustamente un salto di categoria e quest'anno a Castellammare sta davvero meritando tutti gli applausi.
E lo stesso Aquilani, che dopo praticamente un anno fermo, a seguito di quanto accaduto a Pisa, è maturato, si è completato e a Catanzaro, dopo una falsa partenza iniziale — non aveva vinto, credo, nelle prime cinque o sei partite — è stato bravo il club a mantenerlo, a capire che evidentemente aveva un allenatore bravo in casa e a non metterlo in discussione soltanto perché la vittoria non era arrivata nelle prime partite. Oggi il Catanzaro si presenta come una squadra che ha davvero tutto per centrare, se non quest'anno, comunque il prima possibile, il traguardo di una Serie A che manca da tantissimi anni. Lo sta facendo con serenità, con la testa alta, con la faccia pulita di Alberto Aquilani.
E poi, scendendo ancora di più in Serie C, devo sottolineare per esempio il lavoro di due allenatori che magari non conoscete, ma che anche ieri sera hanno centrato due grandissimi risultati. Uno si chiama Vito Di Bari e allena il Casarano. Ieri il Casarano ha vinto 3-0 a Renate, rimontando dopo aver perso 2-0 la partita d'andata in casa.
E il lavoro di Vito Di Bari è un lavoro che viene segnalato non solo a me, ma che basta guardare oggettivamente, davvero nei fatti e nel gioco. Ha portato, per esempio, Chiricò, che sembrava essersi perso, a essere addirittura il capocannoniere del campionato, nonostante non sia un vero e proprio attaccante. Poi Pietro De Giorgio, anche lui ex giocatore — forse ve lo ricordate nel Lembo e nel Crotone — a Potenza è riuscito a costruire una squadra che non solo ha vinto la Coppa Italia di Serie C, ma adesso è ancora lì a giocarsi la promozione in B, con qualità di gioco. È un allenatore di cui sicuramente continueremo a sentir parlare in futuro, magari anche in categorie superiori.
Sull'esempio di Chivu, Fàbregas, De Rossi e degli altri, ci sono tanti fratelli, tanti cugini calcistici che meritano attenzione, copertine e applausi".