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Inter, Marotta polemico: "Chi gareggia con noi si nasconde dietro l'obiettivo Champions"

di Davide Baratto

Giuseppe Marotta, presidente dell'Inter, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di DAZN. Di seguito un estratto.

Vincere le piace di più quando si parte da favoriti o no?

"Sottolineo come, e lo dico un po' quasi polemicamente, soprattutto quest'anno, tutte le squadre che gareggiano con noi si nascondano dietro l'importante è arrivare in Champions'. Ma bisogna avere il coraggio anche... Ci sono società che dicono: 'Noi dobbiamo vincere'. L'Inter dice che deve cercare di vincere e arrivare in alto, se non ci arriva perché gli altri sono migliori, tanto di cappello".

Nel calcio ci sono verità che non si possano rivelare?

"Credo sia così nella vita in generale, ma è chiaro che esistano le bugie bianche, che utilizzi per non rovinare qualcosa. Quando entri in questo mondo vieni coinvolto in un vortice, devi curare i dettagli e i particolari per vincere. Sono abituato a farmi scivolare addosso i giudizi lesivi e le critiche. Negli ultimi anni ho conquistato tanti trofei e così è subentrato un altro status dell'italia, l'invidia: quando una persona si erge un pochino a qualcosa di diverso, immediatamente riceve una valanga di insulti, soprattutto nel mondo digitale, dove ci sono i famosi leoni da tastiera".

Chivu è stato un rischio calcolato?

"Su Chivu tanti critici, e l'Italia è piena, dicono che se va bene è fortunato. In realtà abbiamo deciso di puntare su di lui con coraggio, ma non a caso, con grandissima consapevolezza. Avevamo fatto un'analisi di una persona che era stato capitano dell'Ajax, aveva vinto il Triplete con l'Inter, aveva iniziato e vinto da allenatore con le giovanili dell'Inter, aveva fatto una breve esperienza con il Parma... Queste cose non facevano altro che dirci che era il profilo per noi. Se la società lo supporta standogli vicino... A lui mancava solo l'esperienza, oggi è già diventato molto più bravo, poi la proprietà ha grande stima in lui e si è fidata di noi".

Come cambia il suo rapporto con Conte?

"È il bello del calcio, lui ha il suo DNA ed è completamente diverso da Spalletti, Inzaghi, Chivu. Lui è catalogato tra quelli che fanno della sua forte motivazione uno degli elementi più importanti. Lui non dico sia il più furbo, ma è molto intuitivo. Sa dosare bene le parole e sa alzare la voce al momento giuste. Le comunicazioni con lui erano faticose, nel mondo del lavoro siamo così, poi fuori dal campo si è più rilassati".

Che effetto le fa vedere Lukaku in una situazione simile a quella che ha vissuto con voi?

"Dispiace vederlo così, lo abbiamo perso di vista. Nelle sue caratteristiche, nel suo carattere... Anche noi abbiamo vissuto un momento in cui ci aveva promesso che tornava e poi non è più tornato. Questo fa parte dei limiti di un essere umano, uno poi può decidere se sposarsi con lui o no".


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