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Ancora l'ombra del doping sulla Juve. Dalla Francia: "Alla Juve prodotti usati in modo improprio"

di Leonardo Ciccarelli

Ancora ombre sul calcio italiano, ancora la mano del doping che colpisce, almeno nelle dichiarazioni. L’Europa ci sta a guardare e dopo il clamoroso documentario in Olanda che appurava la presenza di sostanze dopanti nel sangue dei calciatori della Juventus alla vigilia della finale di Champions League del 1996 contro l’Ajax ora anche la Francia dice la sua con il medico della Nazionale dei galletti nel mondiale di casa, quello del 1998.
“In Italia farmaci e flebo. I calciatori che militavano nella Serie A facevano grande uso di medicinali usati per scopi diversi da quello preposto”, queste le parole di Jean-Marcel Ferret, uno dei maggiori medici dello sport al mondo, per 30 anni medico sociale del Lione e per 12 anni medico della nazionale francese di calcio che ha tenuto un’udienza dinnanzi alla commissione d’inchiesta del Senato francese. “In Italia si fa un massiccio uso di medicinali, così come in Germania, noi in Francia siamo molto più cauti con punture e flebo. Quando noi diamo una pasticca in quei Paesi subito si passa a medicinali più forti per prevenire ma questo è un male e la farmacopea francese così rigida ci protegge dai casi di doping. Pensate che già nel 1974 la nazionale tedesca faceva uso di flebo a scopo curativo”, Ferret ha però fatto anche dei nomi, confermati dal suo successore Paclet: Deschamps, Zidane, entrambi alla Juventus, Boghossian, della Sampdoria, Thuram, del Parma e Desailly, del Milan.
A proposito della Juventus ha anche detto che “Alla Juve c’erano una gran quantità di prodotti, anche sotto forma di flebo. I calciatori avevano l’ematocrito alto”, ha però poi corretto il tiro dicendo che la cosa veramente importante per studiare i casi di doping sono le variazioni, variazioni che ha dimostrato il prof. D’Onofrio in occasione dei processi e del documentario andato in onda in Olanda. Ferret ha tenuto a specificare che l’attuale Ct della Francia, Deschamps, che i suoi indicatori indiretti erano normali ma che comunque alla Juve si faceva un uso troppo massiccio di farmaci. Ha poi concluso che “I giocatori erano puliti durante i mondiali in cui ero medico. Quando si notano cose strane in biologia si va a scavare ma non ho trovato niente. I calciatori dovrebbero stare comunque più attenti. Sono degli ingenui. Quando gli fanno una puntura non chiedono mai che sostanza gli stanno mettendo in corpo”.
Altre ombre sull’Italia pallonara degli anni ’90. Siamo arrivati alla terza dichiarazione shockante dopo quelle di Zeman, dell’Olanda e della Francia. Diceva Agatha Christie: “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. A voi l’ardua sentenza.


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