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Caro Walter, in bocca al lupo. Napoli si scusa per non averti rispettato. O forse no...

di Fabio Tarantino

Qualcuno, ingenuamente, ci aveva creduto. Aveva creduto che dietro quelle amare parole d’addio si celasse la reale intenzione di abbandonare sul più bello un progetto solo perché stanchi, stremati. Prosciugati di ogni energia dopo aver realizzato, per quattro anni, un capolavoro tattico ed umano difficilmente immaginabile agli inizi. Parlava di rispetto Walter, irritandosi per le stupide illazioni generate da ogni lecito sospetto. Si vantava della sua correttezza, respingendo quasi indignato ogni possibile ipotesi circa il suo futuro, ma nel frattempo preparandosi al più scorretto degli addii. Ingenui. Erano davvero certi che dietro ogni suo sforzo, dietro ogni suo consiglio, dietro ogni suo eccesso si nascondesse quel banale desiderio di rendere sempre più grande una squadra che pendeva dalle sue labbra. Sciocchezze. Ogni sua azione non era altro che istintiva conseguenza dell'irrefrenabile voglia di raggiungere lidi migliori, più prestigiosi, forse più gratificanti da un punto di vista professionale. Se qualcuno volesse ora intervenire con la più classica delle considerazioni, perderebbe il suo tempo. Nel calcio conta solo la maglia, come negarlo, ma Napoli sa amarti come nessuno ed ha un grande pregio: non dimentica, mai. E vive ogni giorno nella speranza che qualcuno possa essere ricordato negli anni non solo come professionista, ma come uomo. In bocca al lupo caro Walter, Napoli ti augura ogni bene. Ma fossi in te, in fondo, non ci crederei poi così tanto.

 


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