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ESCLUSIVA – Il Circolo di Matassino racconta Sarri: “Il caffè doppio, il passato da difensore, i gesti scaramantici e i dispetti agli amici juventini”

di Redazione Tutto Napoli.net
Fonte: dal nostro inviato, Fabio Tarantino

Edicola, bar, rotonda, supermarket. L’essenza di una giornata in pochi metri quadrati, l’angolo di vita quotidiana che affolliamo più e più volte mentre rincorriamo sogni, obiettivi, buoni propositi. Matassino, piccolissima frazione a poche centinaia di metri da Figline Valdarno, è il luogo che Maurizio Sarri frequentava spesso per incontrare amici, fare scorta di sigarette, scambiare quattro chiacchiere e distrarsi dal lavoro in banca. Il “Circolo A.R.C.I” è sulla destra, a pochi metri dal ponte che attraversa il fiume Arno. È quasi nascosto ma chi lo vive assiduamente fatica a non individuarlo: “Ogni mattina entrava qui – racconta il signor Egisto, nome storico della zona -. Si poggiava al bancone col giornale sotto braccio, ordinava un caffè doppio senza zucchero, scambiava quattro chiacchiere con noi, quindi andava via con una bella stecca di sigarette”. La lontananza non ha deteriorato i rapporti tra l’attuale allenatore del Napoli e gli amici di sempre: “Quando è salito per la sosta natalizia ha radunato i suoi compagni coi quali giocava in seconda categoria e, insieme, sono andati a mangiare una pizza”.

ANGOLO SARRI – All’ingresso del Circolo, sulla destra, un angolo è interamente dedicato a lui: foto, poster e i gagliardetti di tutte le squadre che ha allenato. Dietro al bancone, però, ce n’è uno che stona: è quello della Juventus, squadra del cuore di Enzo, proprietario del bar e amico d’infanzia di Sarri: “Mi chiama gobbo di m****”, ironizza. “A Natale mi ha nascosto il gagliardetto mentre io servivo dei clienti, poi però ha negato tutto ma già sapevo fosse stato lui. Quando l’ho rivisto gli ho detto che non ho sofferto per la sconfitta di Napoli perché ero stato sconfitto da lui, ma lui mi ha risposto: ‘Rimani ugualmente un gobbo di m****”. Tifo Juve da sempre, è vero, ma se il Napoli vince lo scudetto son contento perché Maurizio se lo merita”. La sua carriera da allenatore è iniziata a due passi da Figline Valdarno: “Alla Faellese, dopo ogni partita, mentre gli altri andavano a farsi la doccia lui radunava la squadra per il defaticamento. La gente dagli spalti rideva, ma lui aveva già la mentalità vincente”.

IL SECCO E IL SECCHIONE – Prima di sedere in panchina, però, il suo posto era al centro della difesa: “Giocavamo insieme nella Figlinese – racconta Enzo -. Era bravo anche da calciatore, ma soffriva spesso per dei problemi alla spalla. Era un difensore centrale, forte fisicamente, intelligente come lo è da allenatore. Per tutti noi era il secco perché alto e magro, e poi negro perché era scuro di pelle. Lui non si arrabbiava, lo chiamiamo tutt’ora così”. Tra di loro il rapporto non è mai cambiato: “Maurizio è una persona per bene. Gli ho regalato una bottiglia di champagne da un litro e mezzo, ha promesso di aprirla a Torino, davanti alle telecamere, facendo il mio nome. Per lui gli amici sono sempre amici, ma anche la gente comune: è disponibile con tutti, firma autografi, scatta foto. Non è cambiato di una virgola”. Umile, lavoratore e…secchione: “Mia cugina andava a scuola con lui. Mi diceva fosse un secchione, il primo della classe: faceva le scarpe a tutti”.

RIMPIANTO MILAN E PARAGONE CON MOU – Nel ventre dell’angolo Sarri, accanto all’immagine con Zeman, ecco spuntare una foto con Mihajlovic: “Sarri doveva andare al Milan – ricorda Egisto -, Berlusconi si starà mangiando le mani per non averlo preso, soprattutto dopo le quattro pappine”. Il signor Egisto non smette di elogiarlo: “Rimpiazzerà Mourinho nei top club europei. Il futuro è Sarri, non il Mancio col suo ciuffo. Maurizio è un amico, a Napoli dovete stare tranquilli perché avete un grande allenatore, onesto, socievole. Il suo pregio è l’umanità, con lui state in una botte di ferro”.

SCARAMANZIA - A proposito di ferro, il tema “scaramanzia” è d’attualità anche a Matassino: “È una fissa”, spiega Egisto: “Ha sempre avuto auto nere e prima di salire fa il giro completo”. Enzo il barista, tra un caffè e l’altro, alimenta il dibattito: “Quando allenava i dilettanti vestiva sempre di nero. Non so se avete notato, quando entra in campo fa il giro della bandierina per non pestare il terreno di gioco: anche quella è scaramanzia. Gli ho ricordato che a Torino le panchine sono vicine al campo, lui mi ha risposto che ci sta già pensando e che sarà un gran bel problema”.  


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