Voi non siete napoletani? Menomale! Altro che giornata anti-razzismo...
Il calcio è fatto di momenti, di episodi, di amori e passioni. Il calcio non è solo uno sport, il calcio non è correre dietro ad un pallone e per dirla alla Shankly “Alcuni pensano che il calcio sia questione di vita o di morte. Si sbagliano. E’ molto di più” ed ha ragione perché “Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo” ed allora noi italiani innovatori abbiamo introdotto la figura del fondamentalista, di quello che nel tempio sacro dello stadio non può far altro che insultare quelli che provengono da un tempio diverso, più a Sud in particolare.
Noi siamo l’unico Paese che durante una partita della nazionale si spreca in cori razzisti verso una città dello stesso Paese, “Noi non siamo napoletani” cantavano ieri i tifosi bolognesi presenti al Dall’Ara perché al tifoso medio piace mettere in dubbio la propria intelligenza, ci gode, ed allora voi non siete napoletani. Fortunatamente aggiungerei.
Se foste napoletani vi ricordereste di quando, due giorni dopo la morte del capitano dei capitani, del vostro capitano dei capitani, quel Giacomo Bulgarelli che ha fatto la storia del nostro calcio, fu inneggiato dalla nostra curva mentre dalla curva del Dall’Ara, proprio la Curva Bulgarelli, si alzavano quei cori ingiuriosi nell’umida giornata di ieri in cui l’Italia trionfava per 4-0 sul San Marino.
Eppure è strano, “io queste cose me le sarei aspettate a Napoli, non in una città civile come Bologna” [Antonio Conte], ed allora viene da chiedersi come nella giornata contro il razzismo, dove Mario Balotelli viene salutato con gli applausi davanti al ministro dell’integrazione Cecile Kyenge, si possa arrivare a questo sotto gli occhi di tutti che stanno zitti perché l’Italia è anche il Paese del mutismo selettivo: fischi, insulti e ingiurie nei confronti di Balotelli e Boateng vengono, giustamente, stigmatizzati dai media nazionali, mentre gli inni al Vesuvio che ogni domenica pallonara gli ultras rivolgono nei confronti della Città del Sole passano sottobanco. Non esiste razzismo di Serie A e razzismo di Serie B. Il razzismo è razzismo e va combattuto.
Gli episodi di ieri devono però inorgoglire i napoletani che devono far fronte comune contro questo scempio perché “el pueblo unido jamas serà vencido”. Isolare questi beceri personaggi, fare azioni eclatanti da parte dei napoletani “privilegiati” come i fratelli Cannavaro per esempio, perché “Napoli per me non è la città di Napoli ma solo una componente dell'animo umano che so di poter trovare in tutte le persone, siano esse napoletane o no. A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l'ultima speranza che resta alla razza umana”. Ci vorrebbe un po’ più di Napoli in ogni persona, un po’ più di tutta quella gioia di vivere, di tutta quella frenesia nel raccontare che contraddistingue il nostro animo. C’è chi lo ha capito, come John Turturro, neyorkese di Brooklyn con origini pugliesi e siciliane, che ha dedicato alla nostra città il suo film più bello, “Passione”, un nome che dice tutto e che racconta le moltitudini razziali che fanno parte del nostro animo. C’è chi lo ha capito anche nel mondo del calcio, come Yaya Tourè, uno dei centrocampisti più forti del millennio, un paladino della lotta al razzismo: “La mattina andammo a fare riscaldamento al San Paolo, Carlos (Tevez) mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barça mi dicevo, che sarà mai! Eppure quando misi piede su quel campo sentii un qualcosa di magico, di diverso. La sera quando ci fu l’inno della Champions, vedendo 80.000 persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi! Qualche partita importante nella mia carriera l’ho giocata, ma quando sentii quell’urlo fu la prima volta che mi tremarono le gambe! Bene, fu li che mi resi conto che questa non è una solo squadra per loro, questo è un amore viscerale, come quello che c’è tra una madre ed un figlio! Fu l’unica volta che dopo aver perso rimasi in campo per godermi lo spettacolo!”.
Allora cari amici bolognesi che urlate orgogliosi di non essere napoletani, fatevi due conti. “Napoli, si fa presto a dire, sembra una città, non lo è, è una nazione, è una repubblica. Napoli è il mistero della vita, bene e male si confondono, comunque pulsano”, queste sono parole di Lucio Dalla, un bolognese che napoletano ci voleva diventare. Voi non siete napoletani? Menomale!