"Ancelotti da pensione e ADL approfittatore", "Ancelotti intoccabile e ADL da venerare": le esagerazioni di una piazza spaccata

di Dario De Martino
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(di Dario Da Martino). La serenità, l'augurio più diffuso per la Pasqua, non è certo l'aggettivo più adeguato a descrivere la piazza napoletana, per quanto riguarda l'aspetto sportivo, in questi giorni. Tra casatielli e pastiere l'anno scorso si era ancora in piena corsa scudetto. A tavola, quest'anno, quando nelle famiglie napoletane si è toccato l'argomento, c'era solo l'amarezza di una stagione finita troppo presto. Così ad aprile è già tempo di bilanci. Qualsiasi tema può essere visto in visione più ottimistica o più pessimistica. A Napoli, però, sembrano essere sempre meno quelli che vedono il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Per troppi il bicchiere è addirittura caduto e andato a pezzi, per troppi altri è una brocca che straborda d'acqua santa. Esagerazioni di una piazza spaccata in due. Lo ha detto anche il finale della partita contro l'Arsenal: le curve intonano cori contro De Laurentiis, in altri settori c'è chi fischia le voci di contestazione. All'uscita di Insigne si sentono vari fischi, ma altri sono pronti ad applaudire per coprire i suoni di disapprovazione per le prestazioni del capitano. Segnali di una piazza che non è d'accordo più su nulla. 

SPACCATURA SU DE LAURENTIIS. La spaccatura più evidente, che in questo periodo si è acutizzata ma ha radici lontane, è quella sul presidente Aurelio De Laurentiis. Per alcuni l'imprenditore cinematografico sfrutta soltanto la passione dei tifosi napoletani per portare soldi in cassa, non conosce rischio d'impresa e non ha intenzione di "mettere mano alla tasca" per portare la squadra a vincere qualche trofeo perchè gli bastano i soldi della Champions e lo scudetto dei bilanci. Per altri il presidente è un patron da venerare, che ha portato il Napoli dove non era mai arrivato, che investe eccome sul mercato ma con l'occhio attento ai bilanci e per questo va ringraziato. Quest'altra parte di tifosi è sempre pronta a ricordare Montervino e Sosa che si allenavano senza palloni a Castel Volturno, gli anni di Naldi e le stagioni consecutive in Europa mai vissute dal Napoli. 

SPACCATURA SU ANCELOTTI E SARRI. Anche sull'allenatore si registra, dopo un'iniziale gioia unanime per un tecino così titolato, qualche dubbio. Per alcuni l'annata è stata fallimentare e Ancelotti ha la responsabilità di aver avallato le cessioni di Hamsik e Rog, la mancata campagna acquisti di gennaio e di non aver sfruttato quel meccanismo perfetto disegnato da Sarri. Ecco, più che sul nuovo allenatore, la vera spaccatura è sul vecchio. C'è chi lo adora e chi detesta i suoi seguaci definiti "vedovelle". Uno scontro sul sarrismo che si riflette poi su Ancelotti: per alcuni è addirittura da pensione, per altri ha così tanti titoli in bacheca che non ci si può permettere nemmeno di criticargli una mossa. 

SOLO BIANCO E NERO. A latere delle discussioni su De Laurentiis e Ancelotti, eccone tante altre. Una stagione che per i criticoni è da buttare via, fallimentare in ogni aspetto. Per gli altri, invece, è un'annata in cui tutti gli obiettivi sono stati raggiunti e non si poteva chiedere di più. Per qualcuno Insigne deve andare via domani, per altri è il simbolo e la bandiera della città. E così via. Perchè, nonostante i colori della Juventus non siano mai piaciuti, per troppi napoletani sembra non esistere che bianco e nero, senza alcuna sfaccettatura di grigio. 

UNA SOLA SQUADRA: DA FORZA A DEBOLEZZA. Un ambiente spaccato che non facilita la ripartenza per un'annata migliore. Un ambiente spaccato che è responsabilità di tutti: delle esagerazioni dei tifosi, di alcuni giornalisti che non fanno altro che alimentarle, anche della società che in alcune circostanze non è riuscita a tenere vicini i suoi supporters, ma piuttosto ad allontanarli. In piccola parte anche di Ancelotti, della squadra e persino di Sarri e di quel sogno ricorso l'anno scorso. Già perchè se è discutibile il piano dei risultati, dal punto di vista della passione e delle emozioni questo Napoli ha indubbiamente fatto peggio di quello precedente, allontanando una parte di tifosi, già annoiata da un campionato italiano che non piace più a nessuno. Una spaccatura eccessiva e malsana. L'essere l'unica grande città con un solo team e con una tifoseria pazza d'amore compatta al seguito è storicamente stata una risorsa per gli azzurri. Sta diventando una debolezza. 


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