ESCLUSIVA - Venti gol per Milik, l'ex allenatore in Germania: "Nel 2012 troppe difficoltà, oggi è al top! Mi colpì una qualità che ha conservato! Ricordo una doppietta fantastica..."

di Fabio Tarantino
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(di Fabio Tarantino) - Venti gol quando ha potuto, nella stagione ideale, senza infortuni: Arek Milik s'è regalato l'annata perfetta dopo averne vissute due all'ombra degli altri, vittima degli eventi. Col Chievo ha segnato il ventesimo gol, il numero 17 in campionato, il sesto da fuori area (nessuno come lui in Italia) ed ora sogna una rete decisiva al San Paolo, giovedì sera, contro l'Arsenal. All'età di 25 anni, Milik è nel pieno della propria maturità: quando ne aveva 18, invece, era solo un potenziale campioncino, alto e timido, che lasciò la sua Polonia per trasferirsi in Germania, al Bayer Leverkusen: "Era giovanissimo e, ovviamente, non era ancora l'attaccante che poi è diventato". Ralf Minge lo ha allenato nelle riserve, il Bayer Leverkusen II, perché Arek giocò poco, in prima squadra, incontrando molteplici difficoltà. "Pagò la giovane età e il primo campionato lontano da casa" spiega a Tuttonapoli.net Minge, 58 anni, oggi direttore generale della Dynamo Dresda, squadra della 2.Bundesliga, la B tedesca. Una testimonianza preziosa a distanza di sette anni. 

Stagione 2012/13, il diciottenne Milik si trasferisce al Bayer Leverkusen. "Ma giocherà poco, appena sei partite, per questo nella parte finale della stagione si decide di 'prestarlo' alla squadra delle riserve". 

Perché la sua stagione, al Bayer, è durata appena un anno? "Era molto giovane, era al primo campionato lontano da casa e non aveva ancora raggiunto la maturità necessaria per imporsi in Bundesliga. Esisteva anche un problema di collocazione tattica, avendo appena diciott'anni, che poi ha brillantemente risolto all'Ajax".  

Che attaccante era, il giovane Arek? "Era un bravo ragazzo e aveva grandi potenzialità, ma s'intravedevano assieme alla necessità di dover crescere, di fare esperienza. L'avventura all'Ajax lo ha aiutato tanto". 

Con lei segnò cinque gol in cinque partite. "Ma in area di rigore aveva presenza, era forte di testa, con un mancino che non passava inosservato. Aveva una qualità, in particolare, che il tempo ha confermato: Milik è bravo ad occupare l'area di rigore. Si trova sempre nel posto giusto al momento giusto. Per intenderci, i suoi gol non sono mai banali o frutto del caso".

Ne ricorda qualcuno in particolare? "Ricordo una partita, su tutte: la Bundesliga era finita, Milik era tornato in Polonia, ma avevamo bisogno di lui per battere lo Schalke 04 all'ultima giornata. Nonostante fosse partito, per lui non fu un problema ritornare in Germania". 

Come andò a finire? "Vincemmo 3-0 e Milik segnò una doppietta mostrando grande personalità".   

Lo ha seguito, in questi anni? "Lo seguo ancora oggi. So che è stato sfortunato ma so anche che in questa stagione, con Ancelotti, sta segnando tantissimo. Ogni suo gol mi rende felice perché, nel mio piccolo, so di averlo aiutato a crescere. Sono molto orgoglioso del suo percorso".


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