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Da 0 a 10: lo choc al Var, ADL hackerato su Twitter, l’omissione di soccorso a Hysaj e il gestaccio del solito Buffon

di Arturo Minervini
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Zero gare arbitrate in serie dal Var di Paolo. Esatto: l’arbitro scelto per stare in sala Var in Juve-Napoli non ha mai arbitrato una gara in Serie A. Mai. È rimasto sempre legato alla realtà virtuale del monitor e dentro quel mondo parallelo si è perso. Si è smarrito, rimasto silente per mancanza di coraggio o corto circuito mentale. Come mandare uno che non ha mai fatto un bagno alle olimpiadi di Tuffi da 10 metri: è normale che gli venga la tremarella. 

Uno il gol segnato che sembra una sciocchezza e magari diventa un gruzzoletto sotto al materasso. Il rigore di Insigne rimette in equilibrio il punteggio negli scontri diretti: si dovesse arrivare a braccetto con la Juve conterebbe la differenza reti generale (oggi Juve a +32 e Napoli a +29). Come rimettere un giubottino primaverile e ritrovare nelle tasche una banconota dimenticata. Mai dire mai…

Due reti beccate che partono dalla sua fascia. Hysaj sanguina sulle scorribande su Chiesa, al punto che Gattuso dovrebbe forse intervenire per bloccare il flusso ematico. L’omissione di soccorso del tecnico è una scialuppa di salvataggio per una Juve che viveva un momento complesso e che in quella crepa ha costruito in proprio successo. Anche la rete di Dybala nasce da una palla che Ronaldo soffia via all’indolenza di un albanese in rottura prolungata praticamente dal fischio d’inizio.

Tre giorni per tre punti: con la Samp non esiste alternativa. Via le tossine di una gara che partorisce i soliti rimpianti, sguardo al prossimo impegno che nasconde insidie per una Samp che godrà di una spensieratezza che non appartiene al Napoli, costretto a prendere la posta piena in quel di Marassi.

Quattro al solito Buffon, che sul rigore solare negato a Zielinski accantona ogni pudore e sbraita chiedendo il giallo per simulazione (qui per il video). Un altro fiore da inserire nell’antologia di Gigi l’insensibile ai regolamenti ed alla sportività. Resterà per sempre quello del ‘Non avrei aiutato l’arbitro’ sul gol di Muntari. Anche ieri massima omertà: avremmo potuto scommetterci.

Cinque a Mertens che non la becca mai. Che è costretto ad arretrare fino a centrocampo a caccia di ossigeno, che sbaglia anche appoggi semplici. È un argomento che non rispecchia la tesi generale del Napoli, finisce per essere il sacrificato sull’altare della timidezza azzurra nella prima parte di gara. È il colpevole ma anche la colpa oggettiva di una strategia che è seme mai attecchito allo stadium. Come in Supercoppa, Gattuso sceglie la via del timore. E sbaglia...

Sei come sessanta minuti di inspiegabile e familiare rossore sul viso. Circospetto, refrattario agli stimoli di una gara che dovrebbe trasmettere scariche adrenaliniche, il Napoli cincischia. Fischietta, resta appollaiato al muro in attesa degli eventi, bevendo un drink annacquato che ha bisogno di un pizzico di Osimhen per trovare robustezza. Lo abbiamo visto così tante volte quell’atteggiamento in quello stadio, al punto da esserci quasi rassegnati. 

Sette all’impatto di Victor. Il nigeriano entra con l’elmetto, carica a testa bassa anche a costo di peccare in eleganza, ma non sempre il dress code richiede lo smoking. Osimhem apre spazi, conferisce profondità, funge da richiamo selvatico per i compagni che trovano coraggio con l’esempio dell’attaccante che non molla un centimetro e non da per perso neanche un pallone. Quella fame lì Victor, con quella fame lì farai la differenza in questo finale di stagione.

Otto gare con sei vittorie, un pareggio ed una sconfitta. Cercando di dare più ampio respiro all’analisi, non si può essere troppo severi. In tre trasferte sul campo di Milan, Roma e Juve si portano a casa 6 punti, che con le premesse iniziali sono tema dallo svolgimento più che soddisfacente. Nell’enorme tela che è un campionato, il Napoli rovescia su di esso colori di nuova speranza: fondamentale dare seguito a questo trend.

Nove gare e margine di manovra ridotto come quello di un elefante a Spaccanapoli. Semp, Inter, Lazio,Torino, Cagliari, Spezia, Udinese, Fiorentina ed Hellas da buttar giù tutto d’un fiato. Con la visione lucida di quel che è e di quel che sarà. Nessuno si tiri indietro, non c’è spazio per il risparmio. La corsa lì davanti sarà frenetica, la sensazione è che una preda più di altre sia raggiungibile: occhi sul Milan e piede sull’acceleratore. 

Dieci all’hacker nel profilo di De Laurentiis. A fine gara arriva il messaggio ‘fasullo’ del patron: perché contento non si può essere dopo una sconfitta. La tradizione è semplice: restiamo uniti, non sprechiamo il lavoro fatto nelle ultime settimane. C’è un’ipocrisia velata in questa tregua, un silente accordo pronto a deflagrare al primo scossone. Ma oggi non è tempo di alzare la voce. Il bene prioritario da tutelare è il Napoli: dopo le bizze, gli isterismi, le schermaglie personali è stato giusto riportare l’azzurro al centro del progetto.

...A Domenico Strazzullo 1974-2021

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