La drammatica sindrome Dorando Pietri (con una grande differenza)

Ecco, il Napoli ha quel tipo di sindrome: svenire quando manca l’ultima manciata di metri al traguardo
26.05.2021 11:56 di  Arturo Minervini  Twitter:    vedi letture
La drammatica sindrome Dorando Pietri (con una grande differenza)
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Alle 14.33 del 24 luglio del 1908, Dorando Pietri iniziava una maratona che l’avrebbe consacrato alla storia come il più bel perdente di sempre. Uno dei casi in cui la memoria collettiva conserva il nome di chi non ha vinto ed ignora totalmente il nome del vincitore. Perchè di quella Maratona ai giochi di Londra la storia ha regalato un solo eroe, seppur sconfitto: Dorando da Correggio, che dopo essere stato ad una manciata di metri dal vincere un oro olimpico sbagliò strada, poi cadde distrutto dalla fatica ma riuscì comunque a tagliare il traguardo con l’aiuto dei giudici (venne poi squalificato).

Ecco, il Napoli ha quel tipo di sindrome: svenire quando manca l’ultima manciata di metri al traguardo. È una questione psicologica che coinvolge molti di questo gruppo storico, in un viaggio iniziato da molti nell’estate che porto Benitez al Napoli. Tanti gli episodi che hanno visto il Napoli crollare proprio quando lo striscione dell’arrivo era ad un soffio, come drammaticamente accaduto contro l’Hellas.

C’è però una grande differenza tra quello visto domenica al Maradona e la storia di Pietri: la voglia di consumare ogni briciolo di se stessi per provare a raggiungere l’obiettivo. Si fosse vista quella voglia, quella stoica volontà di bruciare l’ultimo briciolo di ossigeno nel tentativo disperato di compiere la missione, forse la reazione dei tifosi sarebbe stata differente. È mancato il sudore, la grinta, la cieca ossessione che dovrebbe spingere uno sportivo ad andare oltre la paura. Lottare, fino all’ultimo metro. Come fece Dorando Pietri, come non ha fatto il Napoli.