Raiola svela: "Minacce di morte a Donnarumma, gli metterò una guardia del corpo. La gente è pazza"

di Redazione Tutto Napoli.net
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"Adesso la storia di Donnarumma ve la racconto io". Così parla Mino Raiola, agente di Gigio Donnarumma, ai microfoni del Corriere della Sera"Io non volevo arrivare a questo punto. Non è stato un problema di soldi. Due cose avevo chiesto a Fassone, col quale ho un rapporto ottimo: tempo e serenità. Mai pensato di portarlo via a parametro zero, chiedevo solo tempo per capire cosa era meglio fare. Io non porto via la gente, mica faccio il tassista".

Il contratto però scade fra un anno, non è che ci fosse tutto ‘sto tempo. "Si firmava a ottobre, dicembre: che fretta c’era? Una vera trattativa non c’è mai stata, Mirabelli ha creato subito ostilità, con lui c’è stato uno scontro forte, una guerra. Ci ha minacciati, con un aut aut inaccettabile. Ha dimostrato di non avere esperienza. Ma io in 25 anni di mestiere non mi sono mai inginocchiato. Io se muoio, muoio in piedi".

Però il Milan proponeva un contratto da 50 milioni lordi in cinque anni. Non pochi per un diciottenne. "Che vuol dire ‘sta cosa dell’età? Allora uno se ne ha 22 deve prendere di più? E se ne ha 40? Gigio diventerà più forte di Buffon e sarà il primo portiere a vincere più Palloni d’oro. Ma poi, dici che vuoi fare di Donnarumma la tua bandiera e poi minacci di spedirlo in tribuna?".

Quando si è arrivati alla rottura definitiva? "Quindici giorni fa, dopo l’incontro qui a Montecarlo. Loro si erano già comportati male chiamando la famiglia, parlando ai giornali, cose inaccettabili. Poi ci danno l’ultimatum. È finita quando Gigio, che fin a lì ci aveva creduto più di me perché lui al Milan ci voleva restare davvero, mi ha detto: Mino, sinceramente adesso non so se me la sento più".

L’accusano di aver plagiato il ragazzo. "Che vuol dire plagiato? Ah, il lavaggio del cervello. A me di quello che dice la gente non me ne frega niente".

Lei qualche errore l’ha commesso? "Sì, non averla chiusa prima. L’istinto mi suggeriva di dire basta subito".

Se ci fosse stato Galliani sarebbe finita diversamente? "È un amico, Galliani. Ma solo fuori, non sul campo. A un certo punto ha provato anche a mediare, per tentare di ricucire. Gli ho risposto alla mia maniera, abbiamo discusso. Era amareggiato, lui sì che è un tifoso. Purtroppo del vecchio Milan si è preso lo stemma ma non lo stile".

Cosa intende? "Bastavano anche cose piccole con Gigio, attenzioni, amore. Tipo quando i tifosi hanno messo lo striscione sotto la sede. Perché nessuno è andato a levarlo? Non l’hanno difeso dalle critiche".

Il ragazzo come sta? "Gli metterò una guardia del corpo. Ho paura, c’è gente pazza in giro, ha ricevuto minacce di morte. E poi è triste, molto. È la vera vittima in questa vicenda. Non ha tradito nessuno".

Ora che succede? "L’hanno perso loro, non l’ho portato via io. Però resta un giocatore del Milan fino al 30 giugno 2018. Il contratto lo rispettiamo noi, ma pure loro. È incedibile? Bene. Di sicuro starò molto attento, sento già puzza di mobbing. Tribuna? Deciderà "a, spero non faccia la bandieruola".

O va al Real? Ma è già pronto? "Non ho parlato con nessuno, però lui è nato pronto".

La Juve? "Credo sarebbe in difficoltà. Per rispetto".


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