Sassuolo-Napoli: riecco Cannavaro, il capitano che non voleva andare via

di Redazione Tutto Napoli.net
Fonte: di Fabio Tarantino per Il Roma
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L’abitudine non considera i giorni, neppure i mesi o gli anni: è un istante che diventa eterno e che traccia un solco col passato, che cambia le cose, le sensazioni, le emozioni. Non esiste un numero ben definitivo per convincere Paolo Cannavaro ad “abituarsi” all’idea di affrontare il Napoli. Il difensore del Sassuolo continuerà a farsi coccolare dall’adrenalina della vigilia di una partita che non sarà mai come tutte le altre. Napoli è la città che non si dimentica, la sua, ed anche la squadra dove tutto ebbe inizio e poi proseguì, dal fallimento alla rinascita, mentre lui era a Parma finché non scelse di ricominciare dall’azzurro che t’accarezza la pelle e resta dentro, anche se non tutti se ne accorgono.

SCELTA. La sua è stata quella di salutare la Serie A dandosi appuntamento al più presto, convinto di poter realizzare il sogno di una vita: raggiungerla con la sua squadra del cuore. Quando nel 2006 Cannavaro ha lasciato Parma per tornare a Napoli era certo e consapevole della sua scelta, non ha indugiato su quel “sì”che gli ha cambiato la vita e che l’ha reso, poi, capitano fiero ed orgoglioso che s’è tolto belle soddisfazioni nel giro di tanti anni, che ha salutato l’appellativo di “fratello di Fabio” costruendo attorno al suo nome una carriera dignitosa arricchita da trofei ed esperienze internazionali, attimi che non torneranno ma che in realtà non sono mai andati via.

RICONOSCIMENTI. L’apice della sua avventura azzurra resterà la Coppa Italia vinta nel 2012 a Roma contro la Juventus. Cannavaro che alza al cielo dell’Olimpico un trofeo è un frammento di ricordi che resterà per sempre e durerà in eterno, la vetta di un sogno costruito con la propria tenacia e la forza della volontà. Ma resteranno indimenticabili anche le notti europee vissute in Champions League, le sfide gloriose e perfino il liscio che regalò a Mata la possibilità di segnare col suo Chelsea al San Paolo. Cannavaro non cestinerebbe nulla delle sue otto stagioni a Napoli (neppure i fischi ingenerosi che pure ha ricevuto) dove ha raccolto 278 presenze e 9 gol, semplici numeri che mai potrebbero 
descrivere, dunque raccontare, le emozioni vissute a due passi da casa come difensore centrale di livello ma, soprattutto, come punto di riferimento per chi arrivava e poi s’imponeva, Hamsik su tutti.

TRISTE EPILOGO. Indimenticabile sarà anche il suo addio che passò inosservato, quasi fosse una cosa scontata. È con Benitez, nel 2013, che Cannavaro smette di esser parte integrante del progetto. Va fuori squadra, vive perennemente in panchina finché, a gennaio del 2014, non decide di salutare accettando l’offerta del Sassuolo, squadra della quale è diventato immediatamente leader e, ancora oggi, all’età di 35 anni, giocatore simbolo al quale aggrapparsi per qualità ed esperienza. Domenica ritroverà il Napoli, dunque amici ed un pezzo di vita che ritorna: sarà una strana sensazione. Lo sarà sempre, anche tra cent’anni.


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