La maledizione di Simone: tutti i dolori (non solo fisici) del giovane Verdi

di Arturo Minervini
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(di Arturo Minervini) - Dai dolori del giovane Werther ai dolori del giovane Verdi. C’è un accanimento quasi sistematico, fastidiosamente insopportabile nell’ennesima occasione andata al vento per l’esterno ex Bologna. Una trama che ha un sapore amarissimo per il classe ’92, rimasto fuori dai convocati per la trasferta di Zurigo per una contusione al ginocchio quando, verosimilmente, ad attenderlo c’era una maglia da titolare e la possibilità di ritrovare ritmo partita. 

Di minuti prima dello sfortunato 20 ottobre ne aveva giocati 204’: 182 in campionato 22’ nell’unica presenza in Champions League contro il Liverpool. Poi, quei 4’ giocati ad Udine hanno dato una pessima piega alla sua prima stagione in azzurro, con quell’infortunio muscolare che si era ben presto più grave rispetto alle iniziali previsioni. Di fatto, per rivederlo di nuovo sul terreno di gioco erano serviti più di due mesi, proprio contro il Bologna nella gara giocata al San Paolo il 29 dicembre, con Ancelotti che gli aveva affidato una maglia da titolare. Sembrava l’inizio di un nuovo capitolo, ben più rigoglioso, ma così non è stato. Squalificato in Coppa Italia ha dovuto saltare i match con Sassuolo e Milan, ma in campionato non ha trovato quello spazio che sperava: appena 48’ giocati contro Lazio, Milan, Sampdoria e Fiorentina con l’unica gioia del penalty calciato contro i doriani in una gara già in naftalina. 

Sfortuna e non solo. Con l’Europa League alle porte Verdi si ferma ancora, pagando un dazio sicuramente troppo alto alla sfortuna. Resta però un senso di incompiuto in questa prima parte della sua avventura in azzurro, tracce di anonimato che dimostrano che non sempre la transizione da una piccola ad una big viene metabolizzata in tempi brevi. Solo nella trasferta di Torino è sembrato di rivedere quel giocatore che aveva lasciato tutti a bocca aperta nella scorsa stagione al Bologna, capace di mostrare una tecnica al di sopra della media ed una capacità di essere determinante con gol ed assist nella fase di finalizzazione, chiudendo il campionato in doppia cifra in entrambe le caselle (10 reti e 10 assistenze). 

Questione tattica. Tra le possibili spiegazioni dei problemi di Verdi c’è, sicuramente, quella del cambio modulo che ha portato il Napoli a giocare con il 4-4-2, schieramento che lo vede a disagio nel ruolo di esterno di centrocampo, con troppo campo da coprire e meno possibilità di far valere le sue qualità negli ultimi venti metri. Non a caso Ancelotti nelle ultime due sfide con Sampdoria e Fiorentina lo aveva inserito al posto di Insigne, utilizzandolo dunque come seconda punta e non come esterno. Nessun giudizio può essere emesso considerati i tanti problemi fisici, ma esiste la percezione reale di un giocatore in difficoltà e che sarà chiamato a fugare questi dubbi nella seconda parte di stagione. Cattiva sorte permettendo, naturalmente…


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